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"La musica sei tu" di Kimbo Ina Vellocet

LA MUSICA SEI TU k 

... Vedi come la musica ha "miliardi di facce"...
La musica è il luogo della scoperta, uno spazio da concepire non come una storia,
o una danza, o altro, ma IL LUOGO DOVE RECARSI: se vuoi andare in quel luogo
devi semplicemente ascoltare.
Respira, stai fermo, muoviti, socchiudi gli occhi, ricrea la tua vita dentro il ritmo della musica
e Lei diventerà la tua medicina. Come fosse una luce che ti attraversa e che guarisce malesseri,
disarmonie e tristezze.
Quando ascolti la musica non ti viene trasmessa solo la musica, ma un'intera esistenza.
Niente è solo musica. Dentro le sue onde vivono immagini, persone, mondi ...
Universi vicini e universi abissalmente lontani.
Una vibrazione invisibile che riesce a superare il tempo e il luogo.
Per me la musica è proprio l'arte per eccellenza.

                               (Kimbo Ina Vellocet)

JAPAN, OIL ON CANVAS – 1983. COVER ART - GLI INVOLUCRI D'ARTE DELLA MUSICA

OIL ON CANVAS 2

E' il loro album finale, memoria definitiva di un ciclo memorabile al quale appartengono numerosi diamanti oggi passati nell'ombra. Come gran parte della musica qui contenuta anche l'immagine si presenta con una sorta di "afasia", riassumendo in forma di neoespressionismo una propensione psicologica diretta all'introspezione malinconica. La figura/ritratto si divincola dalle perturbazioni pittoriche risolte dentro un grigiore informe e privo di pulsioni vitali, si sporge e rifiuta il nostro sguardo ponendosi di profilo come dopo un movimento repentino. Appare una personalità complessa al fondo, arrovellata da chissà quali problematiche albergate nelle viscere più profonde. Un volto trasfigurato, parzialmente devastato ed irriconoscibile, frastornato dalle volute rumorose e avvolgenti cariche di densità distruttiva. Si avverte una fase in attuazione di decostruzione, di perdita e disfacimento verso il disordine. E' l'opera in acrilico del berlinese Frank Auerbach (1931) dal titolo "Head of Jim" dove la gestualità materica dispone per impasti cromatici progressivamente applicati con larghe spatole, ma anche con le mani, per giungere ad una figurazione dai particolari effetti tridimensionali. La scelta di Silvyan, Karn, Jansen e Barbieri, pare intenzionale per restituire fisicità alla "nausea kafkiana" rinvenibile nei tratti maggiormente meditativi della loro musica.