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"La musica sei tu" di Kimbo Ina Vellocet

LA MUSICA SEI TU k 

... Vedi come la musica ha "miliardi di facce"...
La musica è il luogo della scoperta, uno spazio da concepire non come una storia,
o una danza, o altro, ma IL LUOGO DOVE RECARSI: se vuoi andare in quel luogo
devi semplicemente ascoltare.
Respira, stai fermo, muoviti, socchiudi gli occhi, ricrea la tua vita dentro il ritmo della musica
e Lei diventerà la tua medicina. Come fosse una luce che ti attraversa e che guarisce malesseri,
disarmonie e tristezze.
Quando ascolti la musica non ti viene trasmessa solo la musica, ma un'intera esistenza.
Niente è solo musica. Dentro le sue onde vivono immagini, persone, mondi ...
Universi vicini e universi abissalmente lontani.
Una vibrazione invisibile che riesce a superare il tempo e il luogo.
Per me la musica è proprio l'arte per eccellenza.

                               (Kimbo Ina Vellocet)

AIR. THE VIRGIN SUICIDES (2000). Easytronica d'ansia e di solitudine adolescenziale - da la Musica Sei Tu

THE VIRGIN SUICIDES

Jean Benoet Dunckel & Nicolas Godin, il primo insegnante di matematica e musicista da conservatorio di Parigi, il secondo laureato in architettura. Sono gli AIR, il duo di Versailles capace di riaprire le strade dell'elettronica easy listening ripercorrendo i sentieri in epoca lontana perseguiti da Terry Riley, da Vangelis e dal loro compatriota Jean Michel Jarre. Quando nel 1995 inizia la loro avventura navigando sopra Moog e Mellotron, Vocoder e archi spaziali il tempo sembra contrarsi nella memoria ed affievolirsi nella nostalgia di un'epoca dove le atmosfere misteriose e nottambule, surreali e progressive erano, nel segno della psichedelia, la logica del superamento. Quando nel 2000 Sofia Coppola ormai avviata sulla strada del successo volge attenzione al suo primo lungometraggio dal titolo suggestivo, quanto allarmante, chiama gli AIR... La storia del film (tratta dal romanzo di Jeffrey Eugenides) è basata sulla vicenda tragica realmente accaduta in una periferia di Detroit nel 1974 e riferisce delle 5 sorelle Lisbon drammaticamente avvolte in un unico destino di solitudine: il loro suicidio. La musica si dipana soffusa, a tratti angosciante ma leggendaria, attraversata da una vena di dolente mestizia e riflessione. Le trame sonore sono misteriose, traducono il malessere adolescente e il gusto languoroso di una situazione dove rimaniamo in attesa di eventi prossimi a venire, in una tensione d'ansia dove i tratti morbidi segnano il passo in modo surreale e in sospensione. Solo il brano introduttivo, come fosse l'incipit raccontato, svela le trame attraverso la voce, mentre l'intera sequenza successiva rimane in forma di descrizione strumentale. Manifestazioni ritmiche, nuvole di suono mentre attraversano spazi interiori e dilatano in forma "pinkfloydiana", membra frammentate dove si accendono e spengono malinconie e brividi a volte un poco raggelanti. E la musica descrittiva rende assai bene le evoluzioni di questo avvenimento doloroso: mano a mano, mentre ci avviciniamo alla fine la febbre diviene bruciante e i rintocchi di campana sono segno ineludibile del dramma ormai avvenuto. In forma di epitaffio ecco l'ultima traccia "Suicide Underground" dove riappare la voce narrante completamente artefatta dal computer e infine la grafica di copertina, dove il tratto '70 la fa da padrone fra assenze di colorazioni nel volto esangue e immobile, nella cascata di capelli outline, nelle vestigia di una corona funeraria ordinata di soli gigli rossi.