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Crisi: a novembre torna il baratto. Passo Daone: a Capanna Durmont si paga la cena con uno scambio tra gentiluomini

capanna Durmont
Tempi di crisi, tempi di opportunità: questo pensano i giapponesi che hanno un unico ideogramma per scrivere entrambe le parole. Tempi di crisi e l'ingegno si aguzza, racconta la saggezza popolare occidentale: questo è un po' quello che è accaduto alla famiglia Ferrari che ha deciso di proporre per il mese venturo una singolare iniziativa fra il goliardico e il pragmatico, con un pizzico di ironia e l'invito a riflettere su cosa davvero possediamo oltre al denaro.

Il gruzzoletto comincia ad assottigliarsi nelle tasche di molti, eroso da tasse, sprechi, ruberie, licenziamenti e chi più ne ha più ne metta. E allora non tocchiamolo, hanno pensato marito e moglie milanesi, trapiantati in quel di Montagne con le loro piccole Celeste e Viola, e il bulldog Arturo, per gestire Capanna Durmont: durante il mese di novembre, grigio il cielo e grigia anche la situazione economica, si potrà prenotare una cena presso il ristorante al passo Daone e pagarla in servizi o beni, senza toccare il portafogli. "Non è una cena gratis – specifica Daniela Ferrari – stiano alla larga gli scrocconi. Ma semplicemente un modo diverso di pagarsi il piacere di un buon pasto fuori con il frutto del proprio lavoro, sia esso un bene o un servizio, che a noi può tornare utile". Uno scambio fra gentiluomini, come si suol dire. Un'idea semplice, ripescata dai nostri nonni che pagavano le scarpe coi salami, la farina con le noci, un vestito con un coniglio. Un baratto, insomma, che però è in regola con il fisco: basterà portare con sé una marca da bollo da 1,81 euro, che verrà apposta al foglio firmato nel quale i clienti dichiarano la loro prestazione e in cambio riceveranno scontrino o fattura della cena. Un pagamento regolare, preceduto da una negoziazione vecchia maniera: al momento della prenotazione si scelgono i piatti da gustare offrendo al contempo un bene o una prestazione in cambio delle prelibatezze di Capanna Durmont. Come succedeva in passato idee e creatività non hanno limiti così ognuna verrà valutata per proporre un menù di ugual valore: quanto varrà una polenta con spezzatino di capriolo? E se uno si offre di lavare piatti e pavimenti, che menù riesce ad accaparrarsi? Idraulici, filosofi, spazzacamini e parrucchieri, ogni professionista o semplice amatore capace di proporre qualcosa che risulti interessante si comprerà un posto a tavola. E' un recupero dei buoni rapporti di vicinato, quando bastava una stretta di mano e chi aveva qualcosa lo offriva in cambio di qualcos'altro che mancava, di quel legame sociale che ha tenuto in piedi l'Italia dei tempi più bui, la concretizzazione del latino "do ut des" libero dalle malsane implicazioni che il malcostume gli ha cucito addosso. E un modo, anche, per sdrammatizzare tempi difficili per tutti. (d.r.)