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Primo piano: quarto mandato di Diego Schelfi in Federazione delle Cooperative

Giuliano Beltrami: «Se un movimento che vanta 200.000 soci non è in grado ogni nove anni di trovarsi un nuovo leader, scusate ma c'è qualcosa che non va»

Sede Federazione Trentina della Cooperazione

Viviamo un tempo di crisi delle leadership, e allora tendiamo a tenerci strette quelle che abbiamo: vedi i quarti mandati dei presidenti della Provincia Dellai e della cooperazione Schelfi. Crisi delle leadership, ho detto. Forse è semplicemente crisi del senso di responsabilità, per cui anche nelle Cooperative di base si fatica a trovare ricambio. E questo è un paradosso, perché oggi fra i giovani esistono molte più persone preparate di 20 anni fa: persone con laurea che magari hanno visto il mondo con "Erasmus" e simili, dunque persone che potrebbero dare alle nostre comunità. Invece? Invece hanno altre sfere di riferimento: lavoro, casa, amici, hobby.

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L'auto-mutuo-aiuto di Dellai e Schelfi*

Diego Schelfi. Un filo che si chiama "perpetuazione di se stessi". Una strategia di auto-mutuo-aiuto non dichiarata che nelle settimane scorse ha portato Dellai a tessere le lodi dell'amico Schelfi proprio mentre le Cooperative di base stavano decidendo se chiedere a Diego di rimanere. Il quale Diego, puntuale, martedì ha ricambiato il favore rendendo esplicita la posizione sua e forse pure del movimento che egli rappresenta: "Ben venga un Lorenzo IV". Ora, il punto è questo: non sarebbe ora di fare un po' di chiarezza su ciò che i due presidenti intendono fare da grandi?

Entrambi si offrono ai ripetuti e adulanti richiami di chi li invita ad andare avanti nonostante i tempi regolamentari dei rispettivi mandati siano in scadenza, ripetendo un mantra buono per tutte le stagioni: "Il mio destino? E' nelle mani della Cooperazione" - spiega un (finto) rassegnato Diego Schelfi. "Fare il presidente della Provincia? La cosa più bella al mondo, ma non tocca a me decidere per un altro mandato" dichiara sibillino Dellai. E le regole? Quelle si possono sempre adattare alle circostanze. Le regole, appunto. Un'autonomia matura e moderna avrebbe l'obbligo di dare il buon esempio su un punto così importante come quello del rispetto delle regole, tanto più in un paese sgangherato e pieno di eccezioni come il nostro. Di fronte all'opinione diffusa che questa nostra Provincia è la patria del privilegio e dell'autoconservazione del potere, sentire dai massimi rappresentanti di questo potere - quali sono in ambiti diversi Dellai e Schelfi - una parola chiara sul loro futuro prossimo rappresenterebbe un segnale di modernità e di profondo rispetto, appunto, di quelle regole scritte e condivise che sono il cuore di un sistema politico-amministrativo che si vanta (a volte a sproposito) della propria efficienza.

Lasciare i puntini di sospensione su un argomento tanto delicato come il ricambio alla guida della Provincia e della Cooperazione (dove Schelfi ha di fatto già avviato le pratiche per una deroga ai tre mandati) contribuisce invece ad alimentare le ipotesi, i giochi di potere, quel teatrino della politica che la gente non comprende. "Perché si parla ancora di Dellai presidente nel 2013 se la legge non lo prevede?" - mi ha chiesto l'altro giorno un amico che vive all'estero. "Basta cambiare la legge elettorale" - gli ho risposto candidamente. "Ah, un cambio su misura" - ha chiosato lui, sorridendo amaro.

Ecco, per evitare mesi di illazioni e ipocrite prese di posizione, appelli seguiti da smentite di facciata Dellai e Schelfi dovrebbero dare a noi cittadini un segnale di grande responsabilità: dichiarare pubblicamente la propria "indisponibilità" a proseguire nei rispettivi mandati, a dispetto delle sirene adulanti e delle difficili contingenze del momento (sem*ibile, forse non più per Schelfi che ha già messo in moto e lanciato ad alta velocità la macchina della quarta rielezione. Sarebbe un passo difficile, certo, soprattutto per chi ha dato l'anima per far crescere e sviluppare questa nostra autonomia. Ma finalmente un segnale di chiarezza che eviterebbe di far sintonizzare i canali del dibattito pubblico su una telenovela degna di altre latitudini.

*Luca Petermaier, da il Trentino di giovedì 8 marzo

Mario Antolini: «Qualunque sia la soluzione che si troverà per lo “Schelfi... quarto” sarà sempre e solo un palliativo...»

marchio cooperazione trentina

Mi si chiede di parlare di "Schelfi e Cooperazione" oggi, 5 marzo 2012, quando oramai si è a conclusione di una fase troppo animata da interessi e da situazioni socio-politiche che - per noi vecchi - poco hanno a che vedere con il concetto che ci siamo fatti della Cooperazione da me vissuta dagli anni Trenta ad oggi dopo essermi documentato sui primi decenni della Cooperazione dal 1890 in poi. Mi sento un "illuso" nel senso che quello che credo di sapere e che quello che penso non coincide più con quello che avviene e con quello che gli addetti ai lavori - politici, amministratori pubblici, operatori economici - stanno facendo ed elaborando richiamandosi soltanto a gran voce ai "princìpi" ed agli "ideali" scritti sui libri, mentre nel "fare" dimostrano atteggiamenti e comportamenti del tutto opposti.

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Luca Iori: «La soluzione potrebbe essere quella di bilanciare l'elemento di "continuità per la stabilità" rappresentato da Schelfi con un forte segnale di novità».

Don Lorenzo Guetti

Di per sé noi siamo contrari alla proroga dei mandati di principio, in quanto il limite dei 3 lo consideravamo un "traguardo morale" raggiunto, più che un limite da superare (in tal senso avevamo votato contro alla generica proposta di proroga discussa nell'assemblea dell'anno scorso...). In merito alla ricandidatura di Schelfi riconosciamo che coerenza vorrebbe che di fronte a delle dichiarazioni, lo stesso autore vi tenesse fede... e siamo convinti che, di per sé, il presidente avrebbe voluto mantenere la parola data, lasciando posto a "nuove leve"...

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Mauro Cominotti: «Schelfi il mio voto lo ha ottenuto garantendo che non sarebbe servito a lui»

Non ho nulla contro Schelfi, infatti mi ha sempre detto di sì (come ha sempre detto di sì a tutti) così da non scontentare nessuno. Il mio voto, come il voto di molti altri, lo ha ottenuto garantendo che non sarebbe servito a lui.

Anche questa è stata una promessa disattesa.

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