Cassa Rurale Adamello Brenta, svalutazioni "prudenziali" per 3 milioni. Il 2013 annus horribilis
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- Category: Tione di Trento
- Published on Tuesday, 29 April 2014 22:13
- Written by Ettore Zini
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Le chiamano svalutazioni prudenziali. In realtà soldi difficilmente recurabili. Che è quindi bene togliere dai bilanci. Per la Cassa Rurale Adamello Brenta di Tione - 14 filiali, 70 dipendenti, 5 mila soci disseminati lungo l'asse Chiese-Rendena: da Caffaro a Campiglio. Uno degli istituti bancari più importanti delle Giudicarie, con sportelli anche in provincia di Brescia a Salò e Gavardo, grazie alla fusione con Condino - queste svalutazioni ammontano a 3 milioni e 80 mila euro.
Tutte contabilizzate come perdite. Lo stato patrimoniale è ancora consistente. Lo scorso anno ammontava a 44 milioni. Ma il direttivo si presenterà all'imminente assemblea dei soci, indetta per venerdì 9 maggio, con un bilancio costellato da segni meno. Il presidente Antonio Maffei, da anni alla guida dell'istituto di credito, minimizza. Basta, però, leggere la lettera inviata ai soci, per comprendere che l'anno, per la banca, è stato molto deludente. Forse il più insoddisfacente della sua storia. Annus horribilis, il 2013.
Definito "complesso". "Dove l'Italia – scrive Maffei - si è oggettivamente impoverita, e i divari - come testimonia una recente indagine dalla Banca d'Italia - si sono ampliati; la produzione è entrata in stallo; la disoccupazione è cresciuta, i salari reali si sono compressi". "In Trentino – dice la lettera che accompagna il bilancio – questo è accaduto con maggior incisività rispetto agli anni precedenti: i segni della crisi economico-finanziaria che, già si manifestavano concretamente nel 2011, si sono amplificati. Per le imprese: una progressiva difficoltà dell'incasso dei crediti, consistenti cali di fatturato nei settori del commercio e dell'artigianato, la rarefazione delle vendite immobiliari, l'avvio di procedure concorsuali rispetto al passato. Per i privati: una diffusa criticità a far quadrare il bilancio familiare e le richieste di riduzione delle rate dei mutui".
Scenario, quindi, non roseo per una Cassa Rurale abituata di anno in anno a registrare risultati positivi. Le previsioni da "sistema bancario preso nella morsa dell'inverno dell'economia", come anticipavano lo scorso anno, si sono puntualmente avverate. Ciò è successo per le grandi banche. "Per la nostra – scrive il presidente Maffei – la persistente debolezza del quadro economico, la drastica riduzione di tassi di interesse e la contrazione dei volumi intermediari hanno inciso sui risultati della gestione operativa, il cui peggioramento, rispetto alla gestione precedente, è stato mitigato solo grazie alla gestione finanziaria e alla riduzione dei costi operativi".
Se la banca chiude in rosso, dunque, è solo colpa della crisi. Nessun accenno a possibili erronee valutazioni di clienti rivelatisi, poi, insolvibili. Neppure all'ispezione della Banca d'Italia che, da novembre, si protratta per mesi. All'attenzione dei soci in attesa dell'assemblea, per ora il bilancio che pareggia a 513.704.737 euro. Con una perdita di esercizio pari a 2.933.312 euro, contro un utile 2012 di 1.221.155. Nelle voci passive aumentano i debiti verso le banche: da 53.034.492 del 2012, salgono a 65.962.580 nel 2013.
Erano 32 milioni nel 2011. Aumentano anche i debiti verso la clientela che da 240.472.411, passano a 257.899.748. Nello stato patrimoniale attivo scendono dal 2.750.160 a 2.511.500 (- 8,68%) cassa e disponibilità liquide, aumentano i crediti verso le banche: dal 29 a 48 milioni (+62,62%). Mentre diminuiscono da 380.499.954 a 360.642.164 (- 5,22%) i crediti verso la clientela. I messaggi che arrivano dalla banca, però, tendono a tranquillizzare.
"La situazione è assolutamente sotto controllo, assistita da una grande solidità patrimoniale". Tra qualche giorno si conoscerà anche l'opinione dei soci. All'ordine del giorno oltre al bilancio ci sono in scadenza otto amministratori. Tra cui il vice presidente Pieruccio Vaglia.




