Quanto pesano 23 mila firme? Una decina di chili, ma al mercato della Provincia le firme della petizione per il punto nascita dell'ospedale non contano nulla
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- Category: Tione di Trento
- Published on Sunday, 14 September 2014 00:19
- Written by Ettore Zini
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Quanto pesano 23 mila firme raccolte in periferia a difesa del punto nascite di Tione? E, soprattutto, quante probabilità ci sono per i giudicariesi di poter disporre anche in futuro del loro reparto di ostetricia e ginecologia? A giudicare da quanto hanno detto (o meglio da quanto non hanno detto), il presidente della Giunta provinciale e l'assessore alla sanità Borgonovo Re, all'atto di ricevere lo scatolone contenente la copiosa documentazione della petizione, trasformatasi quasi in un plebiscito (23.078 firme, su 37 mila abitanti di cui 30.701 maggiorenni) meno di zero. Di là dei panegirici, e delle generiche considerazioni sulla necessità di razionalizzare l'intera rete ospedaliera ("non ci stiamo occupando di Piano territoriale – ha detto Borgonovo – ma di Piano di miglioramento dell'azienda sanitaria: una necessità contenuta nella legge 16/10 sull'erogazione dei servizi ospedalieri"), gli indizi più rilevanti arrivano da quanto hanno espresso i due esponenti di giunta, non intenzionati a rivelare alcunché sulle loro intenzioni. "Ne riparleremo a fine mese" – ha detto Rossi, rimarcando come, "dietro quelle firme c'è anche molta emotività". "Gli amministratori hanno anche altri compiti". L'obiettivo è dunque quello di portare l'argomento sul tavolo del Consiglio delle autonomie, tenendo bene a mente che "quando si tratta di ospedali, alle valutazioni tecniche e scientifiche, vanno aggiunte quelle economiche e di disponibilità di risorse umane. "Gli specialisti nella sanità – ha detto il presidente Rossi – non si comprano al supermercato. Ed è indubbio che i medici cercano di operare dove ci sono i numeri. Le eccellenze e le risorse umane non si decidono a tavolino. Bisogna averle". Ciò riferito alla difficoltà di trovare medici disposi ad accettare incarichi in periferia. Apparentemente solo tecnico il discorso dell'assessora. Che dinanzi ad una platea allargata, non solo agli amministratori locali, non ha indietreggiato di un millimetro dalle posizioni già espresse da quella "fuga in avanti" con cui aveva annunciato la chiusura tout court del punto nascite di Tione, senza però mai parlare di chiusura di ostetricia e ginecologia. Il suo discorso, imperniato sulla razionalizzazione della "Rete ospedaliera trentina", non è stato scevro di indizi sulle sue posizioni. Più che nei ragionamenti le sue reali intenzioni vanno però individuate negli esempi, negli aneddoti a sostegno del suo modello di sanità. "Se devo fare un'appendicite meglio andare chi ne fa tante". E ancor di più nella battuta, non sfuggita alla presidente della Comunità di Valle Patrizia Ballardini che le ha prontamente risposto con un laconico: "Comprendo la necessità di razionalizzare, ma non banalizziamo un argomento così importante". Il riferimento era a quanto aveva detto Borgonovo Re sulla presenza in sala dei presidenti delle altre comunità. "Se sono qui, dimostra la facilità con cui ci si può muovere sul territorio". Come dire. Come loro sono venuti a Tione, da Tione è possibile spostarsi agevolmente verso altri centri. Chi ha orecchie per intendere.




