Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Mon04202026

Last update12:45:14 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Edilizia in crisi. Dalbon: mai come ora negli ultimi trent'anni. Oggi, gli studi tecnici chiudono. Senza progetti, non solo non ci sarà lavoro domani, ma, nemmeno doman l'altro

lavori edilizia 

"Si fa presto a parlare di ripresa. Ma, ciò che manca sono i progetti. E, senza progetti, non solo non ci sarà lavoro domani. Ma, nemmeno doman l'altro". Lo dice l'ingegner Massimo Dalbon di Tione, uno dei i più quotati delle Giudicarie. Il suo studio macina calcoli statici dagli anni 70. Si può dire che non ci sia comune della valle che non abbia avuto bisogno della sua consulenza. Di momenti brutti ne ha visti passare sotto i ponti. L'edilizia, croce e delizia dell'economia non solo nostrana, in tanti anni ha subito alti e bassi. "Mai però – dice – come ora". "Oggi, gli studi tecnici chiudono. O, nella migliore delle ipotesi, si ridimensionano. Chi aveva due o tre dipendenti, quando va bene, ne tiene uno. E, in molti casi, a reggere gli uffici professionali storici, rimangono solo i titolari, mentre geometri o ingegneri che prima costituivano l'ossatura portante dello studio, sono costretti a riciclarsi in altre attività".

Il quadro insomma, roseo non è. A ciò bisogna aggiungere che anche imprese storiche, che mai avevano lasciato ammuffire gru e caterpillar, oggi non hanno di che dare lavoro agli operai. La realtà sta cozzando insomma contro chi vede la ripresa dietro l'angolo. La mancanza di opere edili (il calo, secondo l'Ordine degli Ingegneri raggiunge anche il 30 e il 40%) ha un denominatore comune: dalla valle del Chiese, fin su, in alta Rendena, dove non s'erano mai visti tanti cartelli con scritto vendesi e un mercato immobiliare alla paralisi: dal residenziale al commerciale, dal produttivo al terziario. I motivi? Dice il professionista, non sono una novità per nessuno. A dare il colpo di grazia, oltre ai privati che non investono più, sono le grandi e piccole opere stralciate dalla Provincia come la circonvallazione di Pinzolo, o il congelamento di quella di Ponte Arche.

"Si aggiunga – dice l'ingegner Dalbon - che parte delle modeste opere finanziabili sono progettate e dirette dalla Comunità e dai Comuni". In più anche il privato non investe: basti pensare che le domande di contributi per l'acquisto e la ristrutturazione della prima casa hanno subito un crollo verticale. Esplicativo è il numero delle domande presentare in Giudicarie nel 2015: da 964 a 50. "Il fatto più preoccupante – spiega poi l'ingegnere – è che nei Comuni non ci sono richieste di Concessioni edilizie e di Scia, certificati di inizio attività: i progetti da autorizzare sono mosche bianche. E quei pochi sono per opere di poco conto. Una situazione che non ha riscontri con il passato".

Per avere raffronti basta fare un giro di telefonate negli Uffici tecnici dei comuni. "A Tione – dice, per esempio il geometra Floriani – la situazione ricalca ne più ne meno quella dello scorso anno. Progetti pochi. E quei pochi di poco peso. In massima parte ristrutturazioni". Del resto – avvertono molti progettisti - basta tastare il polso non solo agli Studi tecnici, ma anche alle imprese edili della zona per avere contezza della drammaticità del momento. Ciò che vale per gli studi tecnici, vale anche per le imprese, molte delle quali hanno ridotto il personale all'osso in attesa di una ripresa che stenta ad arrivare".

Altro che sprazzi di rosa all'orizzonte. L'edilizia dunque, da sempre carburante dell'economia locale, sta battendo in testa. E rispecchia appieno quanto sostengono a livello provinciale i presidenti degli ordini degli ingegneri e architetti Antonio Armani e Alberto Winterle. Ambedue preoccupati, sia per il calo di investimenti pubblici e privati, che per la mancanza di tutele. Cassa integrazione compresa. L'unica speranza, questo è l'auspicio di geometri e ingegneri delle Giudicarie, è che l'Ente pubblico decida di fare robuste iniezioni di denaro, per venire in soccorso ad aziende e studi professionali che stanno boccheggiando. Oppure, si snelliscano le procedure per la ristrutturazione nei centri storici, per invogliare a mettere mano al recupero delle vecchie abitazioni. Tutte cose che si sentono ripetere da anni. Ma che, in questo frangente particolarmente negativo, dove a essere in difficoltà non sono solo gli studi ma anche le imprese, stanno diventando un mantra.