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Madonna di Campiglio, apre oggi la pista di slittino sul Monte Spinale

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Aperta da oggi la bellissima pista che parte dallo Spinale. Per chi non è molto pratico con sci...

Ritiri estivi, Napoli a Dimaro. E a Pinzolo? Probabilmente torna l'Inter

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Il legame tra il Napoli di Aurelio De Laurentiis e Dimaro non si spezza. La notizia che era già...

A Madonna di Campiglio la magia dell'alba in quota sugli sci. TrentinoSkiSunrise fa tappa al Rifugio Boch

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A Massimeno Storie d'acqua, spettacolo inserito nella rassegna Teatro Ragazzi

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Si terrà sabato 9 febbraio nella sala comunale di Massimeno alle ore 17.30 Storie d'Acqua...

Notizie val Rendena

VAL GENOVA. Gli ottant'anni del rifugio Adamello Collini in Bedole

rifugio Bedole 1950

Domenica 2 settembre la famiglia Collini, una casato con un ruolo di primo piano nell'intera storia della guide di montagna, protagonista attraverso otto generazioni di un epopea inimitabile, celebrerà gli ottant'anni del Rifugio Bedole costruito alla testata di Val Genova dal nonno degli attuali proprietari/gestori ed a lui dedicato: Adamello, celebre guida alpina e medaglia d'oro al valor civile, figlio e nipote dei primi salitori patentati dell'Adamello e della Presanella. Matteo Ciaghi e Paolo Luconi Bisti nel loro bel volume sulle guide di Rendena così documentano la sua iniziativa: "Spentosi nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1945, lasciava ai suoi famigliari, alla moglie Lina e ai figli Remo, Liberio e Gemma (ndr: oggi tutti scomparsi) insieme al prezioso patrimonio di una condotta esemplare per onestà e bontà, il rifugio che si era costruito con le sue mani, a prezzo di enormi sacrifici, proprio nei luoghi dove la Sat nel 1886 aveva eretto la Capanna Bolognini e lo zio Amanzio la sua casetta, edifici distrutti entrambi dai militari della prima guerra mondiale (1917). L'aveva iniziato nel 1931, ma era stato spazzato via da una valanga caduta durante l'inverno. Così l'anno successivo, scelta un'area meno esposta alle frane, gettò le basi per la nuova costruzione, che ultimò in un paio di stagioni. Per pagarla non lasciava perdere un ingaggio come guida, aiutato dai figli, i suoi portatori preferiti, e dalla moglie, che sapeva accogliere gli ospiti nel rifugio con grandi attenzioni, in un ambiente pieno di calore e di sano spirito montanaro. Da lì accompagnava i clienti in escursioni su sentieri spesso tracciati da lui stesso, in scalate che aveva aperto per primo e quindi attrezzate, in attraversate sui ghiacciai dell'Adamello e della Presanella scelte opportunamente per consentirne la godibilità in sicurezza.." Lo spirito di Adamello, fatto di passione, amore e rispetto per la montagna e per la chi la frequenta, di misura e sobrietà, ha sempre caratterizzato l'atmosfera di questo rifugio nonché il comportamento dei figli e dei nipoti che l'hanno sempre gestito e tuttora lo conducono con grande cura in un ambiente pieno di calore e di simpatia.