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Vota no, a Borgo Chiese. Un comitato invita a boicottare il nome scelto per il nuovo comune. Meglio Pieve di Condino

Borgo Chiese Pieve di condino Valle del chiese 

"Domenica 14 dicembre, vota no, a questa fusione". L'invito, è contenuto nel volantino che, ieri, ha intasato le cassette postali delle case di Condino. Il riferimento, manco a dirlo, è alla progettata fusione tra i comuni di Cimego, Castello, Brione e Condino. I quattro paesi chiesani che, in base alle delibere approvate dai rispettivi consigli comunali lo scorso 30 settembre, hanno in animo di costituire un unico municipio. Nome prescelto: Borgo Chiese. Caldeggiato, soprattutto, dal sindaco di Cimego. A cui, pareva sconveniente che le quattro municipalità si unificassero sotto il nome di "Pieve di Condino", nome che, per secoli ha identificato quel territorio che aveva in Condino la sede del Pievano. Quindi, della Pieve. Ed è in virtù di questa identità storica che un comitato di londinesi sta avversando il nome di "Borgo Chiese" e il relativo referendum di metà dicembre. "E' un nome antistorico. Inadatto, per un comune che raggruppa paesi che anticamente facevano parte dell'antica Pieve di Condino", aveva annunciato, il cittadino Nicola Sartori, al consiglio comunale che sanciva l'unificazione, sotto il nome di "Borgo Chiese". "Nessuna altra contrarietà. Ma, quel nome, proprio no. Molti condinesi, non lo digeriranno". Aveva sentenziato, annunciando la costituzione di un comitato, che però aveva l'aria di essere una presa di posizione passeggera. Non in grado di mettere i bastoni tra le ruote.

Sotto accusa la scarsa informazione, con cui i consigli comunali avevano gestito la parte iniziale del progetto. Senza informare i cittadini di quanto stava bollendo in pentola. Sotto accusa, anche la poca determinazione con cui il primo cittadino di Condino, Giorgio Butterini, aveva difeso il nome della Pieve. "Probabilmente, per mero calcolo elettorale, nonostante Condino abbia il doppio degli abitanti degli altri tre comuni", il rimprovero dei suoi concittadini.

A poco più di un mese dal voto, il comitato scopre le carte con un tanze-bao che non lascia dubbi sulla determinazione di far fallire la consultazione referendaria, per cui già esistono titubanze a Castello, dove molti palesano poca convinzione su quanto si sta facendo. "Borgo Chiese? Non in mio nome". E' la scritta che campeggia l'invito a boicottare la votazione. "Per secoli – dice il manifesto – brionesi, castellani, cimeghesi e condinesi hanno convissuto in armonia, e con pari dignità, sotto la comune egida della Pieve di Condino: entità religiosa, ma anche politica-amministrativa"." Perché rinnegare il passato? Perché cancellarlo? Ci vogliono scippare l'identità, e il senso di appartenenza".

Il nome non è negoziabile. Dicono gli oppositori. Che, per tirare acqua al loro mulino, scomodano, pure, una citazione dell'imperatore Giustiniano: "Nomina sunt consequentia rerum". "I nomi sono conseguenza delle cose". L'invito al no, per la prima volta in Trentino in una consultazione referendaria di questo genere, arriva nel bel mezzo delle annunciate riunioni congiunte delle amministrazioni, per informare la popolazione. E pone seri interrogativi sull'esito delle votazioni. Finora le due consultazioni indette in Giudicarie per "Valdaone" e di "San Lorenzo-Dorsino", non avevano incontrato ostacoli di sorta. Tantomeno si erano incagliate sul nome. Conoscendo rivalità e vecchie ruggini tra campanili, qui però, c'è da scommettere che, quel "Borgo Chiese", qualche dubbio lo potrà suscitare.