A Storo amarezza e sconforto per la pena inflitta a Rocco Paisoli, imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta
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- Category: Storo
- Published on Friday, 12 May 2017 14:23
- Written by Aldo Pasquazzo
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STORO. Il provvedimento adottato ieri l'altro nei confronti dell'ex impresario Rocco Paisoli di anni 54 di Storo ha suscitato da queste parti solo amarezza e sconforto. Dopo la seconda condanna per bancarotta fraudolenta l'imprenditore di una volta è finito in carcere in quanto la Procura di Trento ha messo in esecuzione una pena complessiva a quattro anni e mezzo di reclusione.
Gli avvocati difensori stanno ora tentando di contestare il cumulo delle due condanne, ritenendo che – di fatto – facessero riferimento allo stesso fallimento. Ora i suoi legali sono alle prese per cercare di ottenere uno sconto al fine di arrivare all'affidamento ai servizi sociali. "La maggiore responsabilità di Rocco - dicono in molti - è stata la sua troppa buona fede e disponibilità verso tutti quando invece da queste parti c'è gente che ha mandato a rotoli più fondazioni e che ora vuole ancora fare scuola e morale".
La Paisoli Costruzioni ha una sua storia. L'aveva fondata negli anni Sessanta papà Nicola , in coabitazione di un socio, quando alla guida di un motocarro Guzzi e con al seguito una manciata di muratori e manovali (quasi tutti imparentati tra loro) contribuirono a realizzare la Storo di ultima generazione. Erano gli anni del boom in cui bastava avere quattro soldi e qualche giorno dopo vedersi lo scatolato fatto e finito al posto dell' orto. Dentro la Paisoli, per dirla in breve, c'era gente che non guardava né all'orologio e né al sabato ma che nelle betoniere ci infilava più cemento che sabbia. Lo riprovano quei muri portanti che tutt'oggi sono difficili da demolire. Dopo la scomparsa del genitore (1986) tocca a Rocco (che di anni ne aveva solo 23) portare avanti attività e impresa. E' disponibile (e spesso mal consigliato) e sin troppo umano che pur di mantenere in vita l'azienda finisce a volte anche con andare sotto rispetto a costi e ricavi. Poi l'arrivo della crisi in cui fece seguito la situazione debitoria che portò l'impresa nel novembre del 2010 al fallimento. Da allora per Rocco solo arretramenti e umiliazioni. Il suo unico svago, sia di ieri che di oggi, stare vicino al calcio cittadino. Anche lì spesso e volentieri ci metteva umiltà e passione svolgendo ultimamente rispetto ad una volta - pure mansionari marginali come la designazione del campo o la gestione dell'angolo ristorazione.
Un uomo provato, con a carico una giovane famiglia, una mamma anziana e pure privo di abitazione. Anche nei suoi spostamenti non più vetture di prima grandezza ma prima una Fiat Panda e tuttora una vecchia Fiat Punto, il che già la dice lunga sulle sue risorse e tenore di vita. Ora su la triste vicenda quasi tutti sono schierati a favore di colui che si trova in carcere. Più persone ieri si dichiaravano disposte ad intraprendere una colletta utile a garantire al figlio di Nicola una difesa adeguata. "Non un avvocato ma anche un professore affinché Rocco lasci quanto prima la casa circondariale e torni a far compagnia alla mamma e alle sue due bambine".




