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I segni del Sacro nella Valle dei laghi, l'ultimo libro di Danilo Mussi edito da Centro Studi Judicaria

copertina i segni del sacro centro studi Judicaria
Una nuova pubblicazione è stata edita dal Centro Studi Judicaria di Tione nell'intento di far conoscere il patrimonio storico artistico e architettonico del territorio sul quale questa associazione esercita la sua valenza culturale. Si tratta di "I segni del Sacro nella Valle dei Laghi", un corposo volume di oltre 500 pagine, in grande formato, arricchito da oltre 2.000 fotografie, curato da Danilo Mussi in collaborazione di diversi storici della valle.
L'idea nasce con l'intento di valorizzare e testimoniare quella presenza cristiana che da sempre ha coinvolto le nostre genti, non solo nelle monumentali espressioni di fede come chiese e santuari, ma. Anche nei più piccoli e popolari "segni di fede", come i capitelli, le cappelette, le Vie Crucis, le croci ed i crocifissi, gli affreschi sacri, le piccole nicchie ed edicolette poste sulle facciate delle case, o su tronchi d'albero o seminascoste lungo le strade dei paesi, nei boschi, in montagna. Né mancano le lapidi sparse, i monumenti ai caduti, i cimiteri, espressioni di desiderio di dare pace ai defunti accostandoli al loro ricongiungimento a Dio.
Un lavoro durato tre anni, iniziato nei primi mesi del 2010, che ha occupato gran parte del tempo libero del curatore nella ricerca capillare su tutta l'area dei sei comuni della Valle dei Laghi: Terlago, Vezzano, Padergnone, Calavino, Lasino e Cavedine. Non solo nel comune principale, ma anche nelle piccole frazioni, negli agglomerati urbani sparsi, nei prati e nei boschi, fin su alle cime delle montagne dei gruppi alpini ricompresi in questo territorio: dalla Paganella al Gazza, dal Bondone allo Stivo. Una certosina mappatura che si è concretizzata nell'esposizione di un percorso che dalla conca di Terlago si è portata nel Vezzanese per continuare in Val di Cavedine, e terminare nella zone dei laghi di Cavedine e Toblino. Un percorso che oltre ad illustrare notizie storiche, artistiche, culturali dei manufatti ritrovati, arricchendole con altre informazioni e curiosità, illustra attraverso un corposo numero di fotografie ed immagini la loro reale ed attuale presenza.
Fondamentale è stata quindi la collaborazione con chi sul territorio avesse cognizioni non solo geo­grafiche, ma anche storiche e culturali, spesso già autore di testi o saggi che sono risultati utili e in parte utilizzati per la ricerca. Costoro fornendo testi, consigli, informazioni, note storiche, curiosità ... hanno permesso l'edizione di questa pubblicazione. I loro nomi sono ben noti nelle zone e nei comuni in cui operano per la loro passione nella salvaguardia delle tradizioni, della cultura popolare locale, della storia della comunità, per la loro partecipazione in eventi o associazioni locali che operano nel mondo della cultura. Si tratta di Verena Depaoli, che ha particolarmente seguito tutto il percorso svolto nel comune di Terlago e nelle frazioni di Monte Terlago e Cóvelo; a lei si affiancano Rosetta Margoni e Attilio Comai, che sul vasto territorio del Vezzanese hanno avuto il piacere di scoprire e riscoprire questo particolare aspetto della nostra storia. A partire da Vezzano, per la cui ricerca ha collaborato anche la maestra Diomira Grazioli: il loro operato ha interessato anche le frazioni di Ciago, Fraveggio, Lon, Santa Massenza, Ranzo - dove è risultato fondamentale l'aiuto di Ettore Parisi - e Margone, dove invece, Roberto Franceschini da anni vitalizza il paese con manifestazioni, eventi e arricchimenti culturali continui.
Padergnone non poteva che avvalersi delle ricerche e delle informazioni che Silvano Maccabelli, che da anni recupera le radici storiche-culturali del suo paese diffondendole fra la sua gente, così come fa Mariano Bosetti, ex primo cittadino di Calavino. Quest'ultimo, ben noto nel territorio di tutta la Valle dei Laghi, ha già al suo attivo, come del resto anche i precedenti collaboratori citati, numerosi saggi, pubblicazioni, articoli di storia locale. La sua conoscenza giunge fino alle frazioni di Sarche, Ponte Oliveti, Castel Toblino, Castel Madruzzo. I paesi di Lasino e Madruzzo vedono, invece, nell'opera instancabile di Tiziana Chemotti, riscoprire la loro storia per un accrescimento culturale della popolazione. Più oltre v'è la Valle di Cavedine, ove operano diversi ricercatori storici in buona comunione tra di loro. In questa occasione ci si è avvalsi dell'aiuto di Paola Luchetta, che sa intrecciare ottimi rapporti anche con altri appassionati locali come Luigi Cattoni e Gino Pedrotti. Infine Arrigo Pisoni, buon conoscitore del territorio del Basso Sarca: Pergolese, Lago di Cavedine, Ponte Oliveti. Le fotografie del volume sono frutto della ricerca del curatore Danilo Mussi, ed in parte di Giovanni Filippi di Monte Terlago, che con capacità professionale ha partecipato alla raccolta fotografica delle immagini relative alle chiese della valle.
La ricerca ha puntato a cercare, documentare, descrivere e fotografare tutto ciò che potesse richiamare grandi e piccole testimonianze di fede cristiana, frutto non solo di espressioni comunitarie, ma anche di singoli. Volontà di fede che si è concretizzata attraverso la costruzione di grandi edifici sacri, ma anche con tanti "segni del sacro" minori.
Sicuramente i luoghi più rappresentativi della religione sono le chiese, luoghi ove da sempre si raduna la comunità di Dio, sia pievane, che parrocchiali e curaziali, ma anche le chiesette di montagna o campagna e le piccole cappelle, pubbliche o private, o cimiteriali, distribuite in vari luoghi, talvolta decorate, o arricchite con arredi, altre volte invece spoglie o semplici nella loro struttura. Alle chiese e cappelle fanno seguito i capitelli, costruiti spesso agli incroci delle strade perché, accanto alla motivazione religiosa, ve n'era una più pratica: quella di indicare la via o di dare un orientamento. Talvolta segnavano i confini tra le varie proprietà e venivano utilizzati per processioni o per rogazioni fatte con lo scopo di invocare la protezione e la benedizione di Dio sul raccolto. Solita­mente in muratura, generalmente di forma rettangolare, molto semplice, con una profonda nicchia frontale, spes­so chiusa da cancelletti di ferro o di legno, al loro interno custodiscono, o solo riparano dalle intemperie, immagini sacre sotto forma di statue o pitture ad affresco. Queste ultime, spesso cancellate o rovinate dal tempo e dalla natu­ra, vengono sostituite da quadretti, o da stampe a carattere religioso, spesso con nuove dedicazioni.
Altri "segni" minuti legati alla fede più del singolo individuo che della comunità, sono le "nicchie", architetture sia di grande che di piccola dimensione, con incavo quadrato, rettangolare, e/o archivoltato, poste nelle facciate delle case, in muri di sostegno o di confine, incassate su pareti rocciose. Noi ab­biamo conglobato in questo gruppo anche tutte quelle piccole ancone apposte all'esterno, in rilievo alla facciata, o su tronchi degli alberi nei boschi lungo i sentieri, contenenti statue, perlopiù della Madonna, di Sant'Antonio di Padova, di Sant'Antonio abate, o di Santa Barbara; i quadretti o stampe, i bassorilievi ceramici, in rame, in gesso, ovvero tutti quei piccoli segni sparsi fra le case, sulle vecchie stalle, tra le vie antiche, ma anche su nuovi edifici familiari, a protezione del territorio e degli individui.
Altra manifestazione della fede cristiana sono gli affreschi sacri, raffigurazioni di devozione popolare privi di tridimensionalità, a sfondo religioso, esistenti sulle pareti di case di abitazione, a protezione della dimora, rari a trovarsi oggigiorno, di antica datazione e oggi in gran parte rovinati, illeggibili, o quasi cancellati. Nella ricerca appaiono poi le croci e i crocifissi. Le prime, in pietra o in legno, semplici anche se spesso di grandi proporzioni, talvolta più volte demolite, e rifatte, un tempo poste in punti importanti dal punto di vista storico, oggi invece poste anche in altri punti del territorio, meno significativi dal punto storico, ma legati a personali eventi, per grazie ricevute, o per casuali scelte. Nascono così i Crocifissi, croci di dimensioni più ridotte, che sono andati col tempo arricchendosi di una co­pertura a due spioventi, poi completata con l'aggiunta di un fondale a protezione del Crocifisso, cui spesso si sono aggiunti due fianchi inclinati, assumendo la caratteristica forma di rombo.
Nella pubblicazione appaiono anche altri "segni" che se a prima vista possono sembrare privi di sa­cralità, racchiudono invece un profondo senso cristiano. Si tratta delle lapidi funebri, di tombe, di cimiteri. In esse è racchiuso quel senso di devozione, di mesto ricordo, di legame che porta il vivo a ricordare il defunto, avvicinandolo a Dio. Talvolta poste in luoghi al di fuori dei cimiteri, nel punto in cui sono avvenute disgrazie o incidenti, le lapidi ricordano la fede lega ancora il vivo al morto. Accu­munati alle lapidi, per il mesto ricordo delle persone che intendono ricordare, vi sono infine i monumenti ai Caduti, segno di riconoscenza decretato dai sopravissuti o dalle comunità a coloro che sono morti sui campi di battaglia, o in campi di concentramento, o in ogni caso per cause legate agli eventi bellici, spesso lontano da casa. Sono quasi sempre completati dagli elenchi dei Caduti, quasi esclusivamente della prima e della seconda guerra mondiale.
Sono quai mille i "segni" ritrovati, classificati ed illustrati. Tre tabelle esemplificative ne riportano per tipologia la loro distribuzione all'interno dei sei comuni e frazioni; un'altra tabella invece riporta i nomi degli artisti di cui si è trovata la paternità delle opere, mentre un'ultima tabella riporta un indice agiografico che permette di scoprire quali santi appaiano distribuiti sul territorio, sia nelle dedicazioni di chiese, cappelle e capitelli, sia all'interno di affreschi, quadri, o altro.
Una pubblicazione importante che recupera ciò che culturalmente, artisticamente, storicamente ci circonda e di cui spesso non supponiamo neppure l'importanza o l'esistenza.

Danilo Mussi