Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Sun12082019

Last update08:01:19 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Presentato a Vigo Rendena "Il legno storto", l'ultimo lavoro di Enrico Gasperi

un momento della presentazioneVIGO RENDENA. Il comune di Vigo venerdì sera 30 dicembre ha voluto dedicare una serata al proprio concittadino Enrico Gasperi e al suo ultimo libro "Il legno storto". Nella mansarda della protezione civile la vicesindaco ha introdotto l'autore, che ha richiamato le atrocità dell'Inquisizione, tema del romanzo. Brani letti da Cristina Maturi, proiezioni di filmati, musiche medievali suonate con cornamuse d'epoca da Imago Vocis di Rovereto hanno fatto da cornice alla presentazione del libro da parte di Giuseppe Ciaghi. Enrico Gasperi, classe 1965, abita a Vigo e fa il manager finanziario, con la passione per la penna e per la musica. dopo un passato dietro gli sportelli di una banca, cui era approdato conclusa un'esperienza di docente alle superiori, dove aveva insegnato economia. Alle spalle una laurea a Trento in scienze economiche e una buona formazione liceale (scientifico). Le sue qualità di narratore - dotato di particolare curiosità, di una buona conoscenza dell'ambiente naturale, delle persone che lo abitano e della loro storia, oltre che di una notevole capacità di introspezione, di penetrare nell'anima degli uomini, di capirne le esigenze più profonde e di intenderne i comportamenti, cui va aggiunta una sapiente maestria nel comporre trame così da suscitare interesse e mantenere in continua tensione il lettore – vennero scoperte e riconosciute nel 1999 dal premio Papaleoni, che si aggiudicò con "Il Gambero di fiume" (romanzo che lo fa conoscere ed apprezzare, giunto ormai alla sua terza edizione). Sarà primo anche nel 2002 con "L'ultima ora" e nel 2005 con Soledimonte (il premio ha scadenza triennale). Quest'ultima opera otterrà un riconoscimento nazionale nel 2007 a Cuneo con il primo posto nel Cesare Pavese.

Va aggiunto che Gasperi la ridurrà in forma teatrale per la Cambricola dal Gat, la compagnia di teatro amatoriale di Vigo dove la moglie Donatella si occupa di regia. Sempre per il teatro scriverà i copioni dello spettacolo "Nell'anno nove, Andreas Hofer il volo dell'aquila, messo in scena nel 2009 a Pinzolo e in altre località del Trentino in concomitanza con le celebrazioni del patriota tirolese, e "Marco da Caderzone" del 2011 , anche questo lavoro di argomento storico legato alle vicende e all'epopea dei Lodrón, che tanta parte ebbero sulla vita della gente non solo della Rendena, ma delle Giudicarie e dello stesso principato vescovile; per non parlare della Carnia e di Salisburgo.

Della sua ultima fatica colpisce l'abilità con cui ha organizzato le diverse parti dell'opera, accostando i personaggi e il loro vissuto ai caratteri della società nei suoi diversi aspetti entro un'architettura estremamente armoniosa pur nel numero e nella varietà delle sue articolazioni. Nel romanzo si passa dalla brutalità laica degli sgherri alla perfidia clericale degli inquisitori, dalla semplicità del mondo contadino, sempre uguale a se stesso, con le occupazioni ritmate dalla necessità e dalle stagioni, all'attività frenetica del porto e dei mercanti di Venezia, dal chiuso di un castello al mare Oceano, aperto verso l'ignoto e l'incommensurabile.

Vi si respira l'aria frizzante, ristoratrice dell'alta montagna, di Madonna di Campiglio, insieme al tanfo delle carceri negli interrati del maniero di Stenico; si gode la gioia di una alba luminosa e si patiscono le tenebre di notti foriere di malanni; si ascolta il soffiare del vento, che ci accompagna durante tutta la storia come un basso continuo, una specie di trait d' union tra episodio ed episodio che dà voce ad umori e sentimenti nella diversità del suo proporsi.

Un ruolo importante vi svolge il paesaggio, che fa da sfondo alle vicende, ma che partecipa attivamente alla vita dei personaggi entro il quale vengono proiettati. Il volume s aggiunge alle tante voci di condanna di quel tremendo braccio operativo della Chiesa, che mi sembra vadano di moda in questi tempi – penso a Wolffelin di Caimi, a quello della Graffer sulle streghe e a diversi altri. Forse perché viviamo in un lacerante periodo di conflitti religiosi, di fondamentalismi, fanatismi e quant'altro, dove la tolleranza, propria delle religioni politeiste, e forse più civili e rispettose di quelle monoteiste che vogliono imporre agli altri il proprio Dio, sembra essere stata completamente dimenticata. In capo a ciascuno dei 13 capitoli una frase illuminante: sono parole di anonimi, verbali di processi, aforismi di Schopenauer, massime di Galileo, pensieri di Robert Byron, intuizioni di William Shakespeare, proverbi veneziani, pareri di Ludwig van Beethoven, considerazioni di Hugo Pratt, annotazioni di Ludwig Wittgenstein, direttive di Friedrich von Spee, insegnamenti del Mahatma Gandhi, esclamazioni di Roy Batty nel film Blade Runner, deduzioni di Albert Einstein, spiegazioni di Immanuel Kant, interrogativi di un non ben precisato Raphael.