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"La voce della paura", presentato l'ultimo libro di Loreta Failoni

Presentazione libro Loreta Failoni - la sala della biblioteca gremita con il tavolo dei relatori  

Curiosità, amicizia con l'autrice, ma soprattutto interesse a conoscere l'evoluzione della sua personalità e del suo stile dopo il successo de " La bisettrice dell'anima", la sua prima fortunata fatica letteraria, hanno portato venerdì sera molte persone in biblioteca alla presentazione del secondo romanzo di Loreta Failoni, "La voce della paura".

In maggioranza donne, legate al mondo della scuola, insegnanti, ma anche genitori, amanti della lettura, lo staff delle bibliotecarie, Carmen Turri, assessore alla cultura del comune di Giustino, e in fondo alla sala, mescolato tra il pubblico, lo scrittore rendenese Enrico Gasperi, pure lui con diversi libri all'attivo. Sarebbe stimolante confrontare un giorno gli orizzonti, i temi (antisemitismo, ruolo della donna, famiglia) e i paesaggi esplorati e proposti da Loreta con gli ambienti e le atmosfere richiamate in vita da Enrico, i due diversi modi di esprimersi, l'impegno etico, la morale dell'una con lo spirito, l'amore per la propria terra e per la sua storia dell'altro.

Renzo Fracalossi, con una dotta dissertazione (linguaggio forbito e fluente e tanta passione) apre la serata soffermandosi sui valori dell'ebraismo e del cristianesimo, eredi della cultura occidentale; parla del dramma della Shoah, del nazismo e delle sue aberrazioni, dei pericoli rappresentati dal negazionismo e dal riemergere nella società attuale di rigurgiti fascisti; mette in evidenza l'importanza di una letteratura che recupera la funzione didascalica; evidenzia le caratteristiche e i pregi del romanzo della Failoni. Esso narra la vicenda di un bambino di quattro anni trovato a camminare lungo un'autostrada, in Svezia. Non parla e non si sa chi sia. Viene adottato da un coppia senza figli: illustratrice di libri per ragazzi lei, affermato giornalista lui. Inviato in Afghanistan il reporter muore, fucilato. Per riaversi dalla tragedia la donna si rifugia col figlio in un'isola della Svezia, alla ricerca di un po' di tranquillità. Spera anche di riuscire a recuperare la voce al bimbo e di trovarne l'identità.

Finisce in una pericolosa serie di situazioni e di imprevisti – di qui la definizione di "giallo" data al volume – che portano a scoprire un intrigo neonazista, fanno tornare la voce al piccolo e a scoprirne le origini. Si assiste a una specie di nemesi in cui alla fine trionfano i valori della giustizia. Intorno alla protagonista ruotano diversi personaggi, belle figure e loschi personaggi, rappresentati con notevole capacità introspettiva. Sullo sfondo l'incanto del paesaggio svedese, particolarmente caro all'autrice.

All'inizio di ogni capitolo – sono 23 – una pagina di poesia, che dà vita ad un altro racconto, parallelo, ispirato dalle sofferenze patite dagli ebrei e dagli schiavi neri, un canto tra il blues e il gospel con echi biblici.
Il linguaggio del romanzo è sobrio ed essenziale, fatto di periodi brevi, scorrevoli, alla maniera di Montanelli, con una lucidità espositiva ed una razionalità che richiamano la logica di Bertrand Russell. Le domande di Alberta Voltolini a Loreta su motivazioni, scopi, target e su tanti altri aspetti dell'opera, la lettura dei brani più significativi da parte di Carla Maturi e gli interventi del pubblico hanno concluso una serata riuscita particolarmente bene.

LA VOCE DELLA PAURA -loreta Failoni