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Notizie dal Trentino

Marta Dalmaso: «In un contesto inospitale per i giovani l'attenzione loro rivolta dalla comunità deve restare alta e costante»

MArta Dalmaso

Molto intenso e ricco di contributi il confronto presso l'Aula magna del Palazzo istruzione in via Gilli, 3 a Trento, in occasione della presentazione del Quarto rapporto biennale OGI: "Giovani in Trentino 2011, su iniaziativa dell' IPRASE (Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa) e dell'Ossservatorio permanente sulla condizione dell'Infanzia e dei Giovani. Analisi e riflessioni da parte dell'assessore provinciale all'istruzione e allo sport, Marta Dalmaso, del direttore dell'Iprase, Beatrice de Gerloni, degli esperti Gustavo Pietropolli Charmet (psicoterapeuta) ed Annamaria Ajello (docente di psicologia dell'educazione) e nella seconda parte.di Luciano Malfer (Agenzia per la famiglia) e Michele Colasanto (Agenzia del Lavoro).

"I nostri adolescenti giovani sono il nostro futuro, sono la speranza di ogni società. Per questo l'attenzione loro rivolta da parte della comunità adulta deve restare alta e costante. Tanto più oggi in un contesto che si rivela inospitale per le nuove generazioni, che non riescono a trovare il loto posto e progettare il loro avvenire, e in cui spesso i ragazzi sono ricordati poco per i loro slanci e le loro potenzialità e più spesso per i loro disagi e gli episodi di devianza di cui sono autori. L'Osservatorio Giovani presso l'Iprase opera a piccoli passi nella direzione giusta, ci aiuta a capire chi sono i nostri ragazzi come persone prima che come studenti che animano le nostre aule. Ci offre dati e letture a volte contro-intuitivi, altri di conferma; ma che in ogni caso devono diventare materia per continuare a dibattere su un tema che ci coinvolge tutti e che a tutti sta a cuore: il bene dei nostri ragazzi e dei nostri studenti".

Con queste parole, l'assessore Marta Dalmaso ha aperto i lavori di presentazione, a distanza di sei anni dalla prima edizione, di Giovani in Trentino 2011. Quarto rapporto biennale dell'Osservatorio permanente sulla condizione dell'Infanzia e dei Giovani (OGI) collocato presso l'IPRASE del Trentino.

La direttrice dell'Iprase, Beatrice de Gerloni, nel suo saluto iniziale, ha ricordato il percorso dell'Osservatorio ed ha parlato di "compito non facile ma anche di sfida entusiasmante "che ci permette di andare a sviscerare quelle rappresentazioni tanto diffuse quanto spesso distorte degli adolescenti e dei giovani per offrire un panorama il più oggettivo possibile e ancorato ai dati, allo studio, all'analisi delle loro situazioni di vita".

Coordinato da Arianna Bazzanella, curatrice del Rapporto e ricercatrice Iprase, il pomeriggio ha offerto molti contributi interessanti che sono andati oltre i dati del Rapporto stesso. Tra un intervento e l'altro, lo stacco con la voce di giovani in carne ed ossa, ripresi "Caro diario", un testo dell'Iprase legato ad un percorso di scrittura privata con Giulio Mozzi ed Amedio Savoia.

La relazione giovani e scuola è stata tratteggiata da Annamaria Ajello (docente di piscologia dell'educazione) e da Gustavo Pietropoli Charmet (psicoterapeuta).

"Chi educa deve dare speranza", ha affermato più volte Annamaria Ajello, "i giovani hanno bisogno di proiettarsi nel futuro e questa loro dimensione la vivono quotidianamente nel contesto della scuola". Purtroppo, la motivazione e il coinvolgimento degli studenti nei confronti di ciò che loro vivono a scuola e di ciò che loro viene proposto in termini di compiti "decresce man mano che si passa dalla scuola primaria a quella superiore: c'è uno sfasamento tra la loro esigenza di crescita e le proposte cognitive che la scuola mette nel piatto". Che fare? Non ci sono dubbi sulla necessità che gli adulti, e nello specifico gli adulti/insegnanti "diventino veri e propri archeologi a scuola, che sappiano dissotterrare i dati nascosti ma importanti dei ragazzi".

La scuola con le sue proposte di apprendimento deve riuscire a colmare il gap che c'è tra identità attuale vissuta dallo studente e identità designata verso cui i ragazzi tendono". In trentino si è già nella direzione giusta, ha concluso Ajello, ci sono reti sociali diffuse per i giovani anche "oltre la scuola", ci sono incentivi per attività col le risorse del territorio (Musei ecc.), ci sono progetti su competenze linguistiche come quelli sulla scrittura del diario senza l'assillo della valutazione e, quindi con un atteggiamento di grande fiducia e serietà verso i giovani.

Gustavo Pietropoli Charmet ha intervistato una ventina di dirigenti scolastici delle scuole in Trentino ed ha chiesto loro se e come sono cambiate le cose sul bullismo, su comportamenti anche violenti, se sono passati ad essere del "gruppo" o sono solo ancora del singolo studente.

"Secondo noi – la risposta dei presidi – questi comportamenti non sono ancora espressione di vere e proprie bande, anche se c'è forte la dimensione del gruppo di ragazzi, come riferimento d'aggregazione". (mc)