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Eccidio di Cefalonia. Il caporale Paolo Salvaterra, scampato per licenza premio all'eccidio di Cefalonia. Suo il primo supermercato in Giudicarie

eccidio Cefalonia, Salvaterra

A pochi mesi dalla sua scomparsa, un diario di guerra lo ricorda come uno dei pochissimi superstiti dell'eccidio di Cefalonia. Paolo Salvaterra, classe 1920, una vita dedicata al commercio. Ha avuto dei trascorsi poco conosciuti. Noti, ai più, solo dopo la sua morte. Quell'ometto gentile, per lungo tempo "re" dei supermercati della zona (due a Tione e uno a Ponte Arche) - quando la distribuzione alimentare era ancora affidata ai piccoli negozi - è stato uno dei pochissimi soldati italiani a uscire indenne dall'inferno di Cefalonia. Isola greca, dove i tedeschi della Wehrmacht dopo l'8 settembre 1943 (ricorrono i 70 anni in questi giorni), trucidarono più di 5.000 italiani della Brigata Acqui.

Eccidio Cefalonia Paolo Salvaterra

Una pagina tragica di storia italiana. Sconosciuta alle nuove generazioni - anche per il vergognoso velo posto sulla vicenda dai nostri Governi - con i componenti di un'intera spedizione, più di 9.000 uomini, abbandonati a se stessi dopo l'armistizio, e praticamente annientati dagli affondamenti navali, dagli scontri a fuoco con i tedeschi e dalla feroce rappresaglia nazista ordinata da Hitler in persona, su quella sperduta isola dell'Egeo (Alfio Caruso nel libro "Italiani dovete morire",edito da Rizzoli nella Collana Cameo/Longanesi edizione 2012, riporta: 1.300 italiani morti in combattimento, 5.000 passati per le armi, 3.000 scomparsi in mare). Solo 2.135 i superstiti, di cui buona parte morti nei campi di concentramento dove furono deportati. Uno dei pochi superstiti, il tionese Paolo Salvaterra "Borelon" che - dopo aver combattuto per mesi sul fronte francese - fu mandato nel 1942 con il 17° Reggimento di Fanteria "Divisione Acqui", prima a Bari, e poi imbarcato a Brindisi, per la Grecia. I dettagli di queste giornate tragiche sono descritti in un diario, scritto di pugno, dall'ex commerciante di Tione. Di cui le figlie custodiscono l'originale. Una cinquantina di pagine le aveva dettate di persona, al quasi coetaneo giornalista Mario Antolini. Ma altri particolari sono emersi dal quaderno scritto, in bella calligrafia dall'interessato, a cui ha affidato i ricordi raccapriccianti del conflitto che ha segnato parte della sua esistenza. La fortuna ha voluto che, solo pochi giorni prima dell'eccidio, Paolo Salvaterra sia potuto tornare in Italia in licenza premio. Un rientro che gli ha salvato la vita. E un ricordo che mai lo ha abbandonato per il resto dei suoi giorni. Racconti che faceva spesso ai figli Walter, Costanza, Patrizia e Marzia. Quando da bambini – come ricorda la figlia Patrizia - la gita domenicale era andare a vedere i primi supermercati delle città, dove prendeva spunti e idee, per quella che sarebbe stata la sua attività futura. Forse proprio gli orrori di una guerra da dimenticare, l'aver visto il "mondo" uscendo dai ristretti confini della valle, e la consapevolezza di essere scampato a morte certa, per pura fortuna, gli hanno permesso di allargare gli orizzonti. Di guardare al futuro con occhi aperti e disincantati. Ecco quindi il Paolo Salvaterra "pioniere" della grande distribuzione locale. In un paese ancora alle prese con le bottegucce sotto casa: i negozietti gestiti in proprio, le decine di piccole attività, che rappresentavano il vecchio tessuto commerciale della borgata di Tione.

eccidio di cefalonia Paolo Salvaterra in una foto recente


Nel novembre del 1966 (di domenica) inaugura "il supermercato di via Pinzolo": il primo in Giudicarie. Nel 1972 apre una filiale in Basso Arnò. Successivamente si affaccia anche sulla piazza di Ponte Arche. Fino al 1984 è il padrone indiscusso dei supermercati della valle. Solo lui è l'alter ego della Cooperazione, ancora legata alle Famiglie Cooperative nei paesi. Il commercio è la sua vita. Non da meno è il suo impegno nel sociale: consigliere comunale nella lista degli Indipendenti, con il sindaco Franco Boni, Presidente della Pro Loco, consigliere e vice presidente della Cassa Rurale di Tione , consigliere della Cassa Mutua Commercianti a Trento, clarinetto nella Banda Sociale di Tione. Una vita intensa. Vissuta probabilmente con la grinta e il vigore, di chi ha la contezza di essere stato baciato dalla fortuna, in quel 24 agosto del 1943. Quando al "caporale" Paolo Salvaterra fu concessa una licenza premio di due settimane. "Prendi la tua roba – gli ha detto il suo comandante – e vai al campo Ottocco-Prestane, per la bonifica in contumacia, prima di tornare in Italia". (Ottocco-Prestane era il campo dove i militari in licenza dovevano sottostare a quarantena, prima di tornare in patria ndr.). Quel permesso gli valse la vita. I suoi compagni furono trucidati dalle mitragliatrici tedesche, che spararono su uomini inermi, dopo che li avevano convinti ad arrendersi, con la promessa che non sarebbe stato loro torto un capello. Oggi, quelle pagine incompiute, scritte con grafia minuta, ci permettono di ricordarne la persona. Che se ne è andata all'età di 93 anni, dopo aver lasciato traccia per inventiva e caparbietà nel contesto sociale di Tione. E perché no: di quanto, nella vita, sia importante anche il ruolo che può giocare la Dea Bendata.