ART OF NOISE. IN VISIBLE SILENCE (1988). Tumulti sonori fra tecnologia e interiorità
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- Categoria: La musica sei tu
- Pubblicato Mercoledì, 21 Maggio 2014 19:55
- Scritto da Kimbo Ina Vellocet
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Esperimenti ed alchimie con il suono, avanzamenti e ritorni della memoria come si trattasse di un elastico al quale viene elevata tensione. Sono gli Art Of Noise di un quarto di secolo fa intenti a manifestare il loro collage, coagulo di materie della musica a definire sculture di "aria modificata". Assembramenti vistosamente provocatori, allarmi psicologici e nostalgie di un passato prossimo a ritornare. C'è qualche scheggia di pittura astratta del '900 in questa esperienza unica di fine millennio. Stramberie dada, lampi di luce elettrica sopra i palcoscenici dell'arte dove passeggiano attori e manichini in un esemplare gesto di storia e di progresso.
Una musica particolare, per certi versi il frastuono della superficialità divenuto profondità di superficie, la serigrafia warholiana assurta ad opera d'arte nella sua plateale visibilità in un mondo ormai in grado di togliere all'oggetto d'arte la sua originalità per inserirlo negli ingranaggi dell'epoca della riproducibilità. E dunque questa operazione di "Arte del Rumore" viaggia sulle ali del Futurismo, rammenta la lezione teorica di Tommaso Marinetti, si permea di stile composito come si trattasse di rappresentare universi della percezione frammentaria.
L'album si chiama "In Visible Silence" (1988) al suo interno trovate una song maledettamente "ambient" e romanticheggiante come "Camilla", deformità vocali e rombi di motori in volo, dissolvenze e scontri panoramici come in "Instruments of Darkness", velocità e segnali traccianti di Anni '60 trasportati nel 2100, il tempo in cui la nostalgia ha suggestionato talmente gli uomini da costringerli a ricostruire una città del passato come Metropolis.