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Il Blog di Marco Zulberti

Obiettivo inflazione o occupazione?

Draghi Bce 2015La recente approvazione da parte del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea del piano di acquisto di titoli di stato ai fini di iniettare liquidità nelle banche nel sistema economico dei paesi più indebitati genera una domanda sull'obiettivo complessivo del piano. Mentre la Federal Reserve americana aveva dichiarato l'obiettivo principale quello di far scendere il tasso di disoccupazione al 6.7% e per far questo aveva iniettato liquidità nel sistema finanziario acquistando, non i bond degli stati locali, ma quelli emessi dal tesoro americano, portando immediatamente i tassi a zero e lasciando crollare il dollaro a 1.50, in Europa l'obiettivo del piano non appare quello economico dell'abbattimento del tasso di disoccupazione ad una soglia precisa, ma più tecnicamente finanziario del 2% d'inflazione. Di fronte ai limiti d'intervento concessi alle singole banche nazionali: nel caso questo obbiettivo dell'inflazione fosse fallito e la ripresa si arenasse nuovamente, il sistema europeo si troverebbe in una sorta di limbo da cui sarebbe difficile uscire senza ricorre ad una condivisione unitaria dei debiti governativi.

In sostanza nel programma d'intervento approvato in questi giorni non esiste un obiettivo economico sul calo della disoccupazione da ottenere a tutti i costi come hanno fatto gli Stati Uniti e come vorrebbe una parte significativa della politica europea oggi all'opposizione, ma semplicemente fornire ai singoli stati nazionali una liquidità limitata aggiuntiva per assorbire i propri debiti singolarmente. L'obiettivo della disoccupazione sembra demandato più ai fumosi piani d'investimenti europei annunciati dal presidente Junker che non al piano della Bce. Questo scollamento tra politica e tecnica è simbolico di questa differenza tra i due piani.

Quello europeo nei suoi obiettivi si presenta come un piano decisamente diverso da quello americano, dall'altra però assumendosi gli stessi rischi valutari perché nel frattempo l'Euro si sta indebolendo in modo deciso e una mancata fase di ripresa economica nei prossimi mesi e una mancata ripresa dell'occupazione generale condurrebbe ad una sorta di pericoloso stallo come sta avvenendo in Giappone, dove nonostante le iniezioni di liquidità degli ultimi due anni da parte della Bank of Japan il ciclo economico rimane fragile e deludente, richiedendo una nuova iniezione di liquidità.

Mancando l'obiettivo dell'occupazione il pericolo è quello che tra qualche mese, di fronte ad un ulteriore debolezza dell'Euro, che di per sé segnala automaticamente una fuoriuscita di capitali dall'area monetaria, un fallimento nella ripresa del ciclo economico costringerebbe la Bce a rialzare il tasso di sconto per difendere il valore della valuta europea. Ma a quel punto il costo del debito si scaricherà ancora di più sui singoli stati che non si potranno presentare impreparati ad una situazione di questo tipo.
Il programma di acquisto varato nei giorni scorsi dalla Bce, per quanto simile nell'impianto generale, non è da paragonare a quello americano né per gli obiettivi, né per le assunzioni dei rischi finanziari complessivi che si scaricheranno, nonostante l'Unione Europea, ancora sui singoli stati. Da questo l'obbligo e il monito del Governatore Draghi ai governi politici dei singoli paesi nel comprendere che oggi, più di ieri, devono diventare incisivi nel tagliare una volta per tutte i debiti statali e non illudersi che la decisione presa in questi giorni invece possa far rinviare ancora una volta decisioni vitali ai paesi.