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Il Blog di Marco Zulberti

Le mani di Internet nella crisi delle reti commerciali. Dal Blog di Marco Zulberti

Jeff BezosL'offerta di 12 miliardi di dollari fatta venerdì scorso da Amazon per la catena di supermercati di prodotti biologici Whole Foods ha fatto emergere la profonda crisi che sta attraversando il settore della grande distribuzione mondiale e fatto crollare tutti i titoli del comparto non solo europei come la spagnola Inditex, l'olandese Ahold, la tedesca Metro e la francese Carrefour, ma anche i colossi americani come Walmart. Il fatto che la più grande rete commerciale su internet come l'Amazon di Jeff Bezos, che commercia 24 ore su 24, in tutti i paesi del mondo, accumulando una capitalizzazione di borsa di 366 miliardi di dollari, dopo aver messo in ginocchio il vecchio modello del business delle reti commerciali operanti nella distribuzione, oggi acquisti una rete di negozi dedicata ai prodotti alimentari biologici sta indicando anche al mondo della distribuzione nazionale e soprattutto locale, diversi fattori su cui riflettere.
Il primo riguarda l'anarchia che in questi ultimi quindici anni ha permesso alle reti commerciali su internet, in barba alle secolari regole di mercato che aveva rigidi orari di chiusura e apertura, di sbaragliare e mettere in crisi non solo i piccoli commercianti, ma anche le grandi catene distributive, sia locali che le nostre nazionali. E di pochi giorni fa la notizia che la cinese Yida abbia offerto 7.5 miliardi di euro per la catena italiana Esselunga, mentre le altre catene nazionali come quelle cooperative continuano a registrare cali di fatturato a causa del ristagno dei consumi.

Quando qualche anno fa si diceva che la rete internet avrebbe cambiato il mondo del commercio forse non si immaginava che questo avvenisse con questa rapidità al punto di mettere in ginocchio la stessa rete mondiale dei supermercati dove in modo miope si è continuato a investire senza riflettere. Così se da una parte le catene commerciali cominciavano a chiedere ai propri dipendenti di tenere aperto anche i sabati e le domeniche e anche in alcune festività, sollevando clamori, dibattiti e proteste da parte dei sindacati, dall'altra pochi si rendevano conto di quale erosione provocava il commercio su internet dove si acquista tutto ad ogni ora. Così mentre i burocrati comunali zelanti inviavano le ispezioni ai panettieri che vendevano il pane prima delle sette del mattino, su internet si consumava il più grande salto delle regole commerciali, dove ognuno vende ad ogni ora del giorno e della notte, domeniche e Natale compresi, senza che nessuno, a parte qualche raro analista economico, lo dicesse o lo scrivesse. Dai docenti universitari e dai politici solo miopi richiami all'innovazione tecnologica come motore dello sviluppo, senza riflettere sulle ragioni antiche che i nostri antenati avessero poste regole molto severe su orari e luoghi dei mercati.

Ma l'aspetto che appare ancora più importante dell'offerta di Jeff Bezos a Whole Foods, è il settore dell'alimentazione biologica, inteso come approdo futuro delle reti delle distribuzione commerciale. E in questo settore conta il chilometro zero, l'assenza di additivi, il ritorno ad una alimentazione sana e naturale, tutti punti di forza che sono alla portata dell' economica agricola della nostra regione alto atesina e trentina. Dall'orto frutta, alla produzione vinicola, dagli allevamenti bovini, alla carne, al latte, ai formaggi e ai salumi, la nostra regione non solo può, ma deve cambiare marcia e comprendere che la distribuzione commerciale impostata in modo industriale con i centri commerciali come la abbiamo vista in questi ultimi vent'anni è destinata a ridursi a pochi nuclei.
Siamo in grado di capirlo? La nostra classe dirigente è in grado ci comprendere come la portata della crisi mondiale in cui si dibatte la distribuzione si manifesterà anche da noi, dove le nuove generazioni, i nostri figli già oggi acquistano tutto su internet mettendo in crisi anche il concetto attuale di cooperazione?
Nel mondo anglosassone e tedesco queste tendenze sono già in atto. Basta passare per le città tedesche per notare le numerose catene distributive di prodotti biologici comparse solo negli ultimi tre anni.
Da questo il richiamo a riflettere sull'importanza che una notizia di questo genere, che appare lontana e sembra non toccarci, avrà anche per la nostra regione e per la nostra economia. Si può anche continuare ancora una volta anche a far finta di niente. Ma è un errore che nella nostra regione si sta commettendo ultimamente troppo spesso.