Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Ven10182019

Last update08:01:19 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Il Blog di Marco Zulberti

Il valore agrario storico del territorio trentino. Dal blog di Marco Zulberti

daldoss 12-750x450La serie di interventi e dichiarazioni dell'assessore Carlo Daldoss sul tema del paesaggio e del valore del territorio agrario trentino, in grado di offrire quella leva economica secolare, va accolta come una svolta decisiva nella classe amministrativa e politica trentina, a cui va dato quel rilievo che si merita superando barriere partitiche di carattere prettamente "romano" e pregiudizi che troppo spesso tra conterranei ci rivolgiamo.

Senza dubbio nella storia dell'economia trentina (una storia vera non è mai stata affrontata se non negli studi di Paolo Prodi), la ricchezza del suo territorio agrario, sfruttato sia nell'allevamento che nell'agricoltura, ha sempre avuto un ruolo di sostentamento fondamentale nelle fasi di crisi. Andando indietro solo di un secolo pochi sanno che il Consiglio Provinciale nasce come Consiglio dell'Agricoltura istituzione d'iniziativa austriaca che doveva tenere testa ai Consorzi Agrari privati ispirati invece alla tradizione che risaliva dalla pianura padana.

La crisi politica che aveva provocato il distacco dal Lombardo Veneto nel 1859 isolò economicamente ancora una volta il Trentino che reagì sfruttando ancora una volta il suo territorio agrario. Non è un caso che le prime ondate migratorie verso le Americhe siano iniziate in quei decenni. Da questa crisi nacquero i Consorzi Agrari che si appoggiarono inizialmente sul credito delle Casse di Risparmio di Trento e Rovereto e poi sulle Casse Rurali locali, a partire da quella di Quadra di Don Guetti nel 1889.

L'intreccio tra l'azione dei consorzi, del consiglio provinciale per l'agricoltura e il credito, fondarono le basi per una ripartenza dell'economia e anche del turismo. Non è un caso che Madonna di Campiglio conosca la sua prima fase di successo alla fine dell'ottocento, perché paesaggio agrario e turismo da sempre sono strettamente correlati.

Erano tempi difficili per la nostra terra e tutto si era nuovamente orientato a far tornare la popolazione a sfruttare in modo agricolo il territorio e gli alpeggi. In quel periodo affonda la crescita dello stesso secolo successivo, il Novecento, dopo il passaggio all'Italia, che progressivamente ha però cominciato da subito ad eroderne le basi. Durante il ventennio fascista tutto quello che era cooperazione, venne messo sotto pressione, comprese le Asuc, che dopo aver inglobato i territori delle antiche comunità, dovevano passare al demanio statale. Lo Stato si appropriava di territori boschivi e prativi delle singole comunità in nome di un concetto di proprietà privata assoluta, degna dei peggiori latifondisti. Concetti totalmente estranei all'economia secolare della montagna.

Fasi di crisi in cui si è ricorsi alla valorizzazione dell'economia agraria si sono ripetute nella storia anche alla fine del settecento quando la stessa imperatrice d'Austria avvio una campagna di stimolo alla produzione agricola istituendo un calendario dei mercati e delle fiere premiando i migliori allevatori. E ancor prima tutta la fase di diffusione della coltivazioni della vite in trentino si deve a decisioni di vescovi tedeschi che ne apprezzavano le qualità, oltre che per celebrare la messa.

Per questo la proposta di Daldoss va assolutamente vagliata e accettata. Il patrimonio territoriale agrario trentino si trova ora in uno stato di parziale se non in alcune valli periferiche di totale abbandono; sia quello di proprietà della ASUC che di quello privato.

Pensare a riattivare questo territorio in forma moderna, con un'agricoltura sostenibile, con leggi apposite per l'autonomia stessa della montagna e dell'agricoltura rispetto alla città credo sia una strada che forse non è compresa nei grandi "headquarters" di Trento e Rovereto dove emanano le leggi i funzionari, ma da cui il territorio oggi richiede di essere liberato per essere riattivato e ravvivato. Ha ragione uno scrittore come Maurizio Corona quando dice che la montagna agraria alpina sta morendo di regole come quella appenninica.

Se l'autonomia trentina ha preservato fortunatamente nei decenni una gran parte dell'economia agraria più redditizia, come la cultura della vite e delle mele, oggi deve forzatamente svoltare ancora una volta verso questa valorizzazione, come sostiene Daldoss, incrociando urbanistica, che deve smettere di autorizzare nuove volumetrie in deroga alle moderni leggi di tutela, erogazione del credito mirata alle attività agricole montane e unificazione delle ASUC in una sorta di consorzio territoriale agrario, che punti su allevamento,ortofrutta, produzione di latte e carne e paesaggio.