Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Lun04222019

Last update09:38:01 PM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Il Blog di Marco Zulberti

Il tempo di aver coraggio contro la paura. Dal blog di Marco Zulberti

magris-640x362 1

Si è aperta a Milano la diciottesima edizione della Milanesiana, la manifestazione estiva dedicata alla letteratura, alla filosofia, alla scienza e alla musica idea da Elisabetta Sgarbi, dedicata quest'anno al tema della "paura e del coraggio". Ospiti della serata erano, oltre alla cantante tedesca Ute Lemper, Ferruccio De Bortoli e Claudio Magris, che hanno tenuto due profonde riflessioni sul momento storico che la cultura occidentale, in particolare europea, sta attraversando in questo periodo storico,, messa a dura prova dal manifestarsi dentro il nostro stesso continente di nuove culture e di nuove umanità, in parte profondamente diversa dalla nostra.
Il tema della serata dal titolo "Paura e coraggio oltre i confini" se da una parte è stato svolto in modo diverso tra l'introduzione di De Bortoli e la Lectio Magistralis di Magris, dall'altra ha segnato come una svolta nella riflessione dei due intellettuali rispetto a quella libertà senza definizioni, che fino a ieri poteva essere un principio di democrazia indiscusso.
Entrambi partendo dal necessario dominio sulla paura per ogni democrazia hanno orientato le attenzioni del pubblico verso il coraggio nel prendere decisioni, nell'agire, nel diventare attivi. Mentre De Bortoli, ha spinto sul coraggio che ogni individuo deve assumere nelle piccole azioni, intese queste volta più come doveri che come diritti, Magris ha cercato di delineare come la paura sia molte volte collegata più ad una paura sociale che e esistenziale. Ricordando un racconto di Jospeh Kipling Magris indica che la vera paura non è del buio o della morte, ma dell'altro uomo e delle violenze che troppo spesso mette in atto verso l'altro uomo.
E allora che coraggio si deve avere per affrontare la paura? Il dovere di avere coraggio di affrontare la vita in tutti i suoi episodi senza affidarsi a presunti diritti, ma fondando il proprio coraggio nella consapevolezza che difendere gli altri è difendere se stessi a partire come indicava De Bortoli dalle piccole eroiche azioni che ogni essere umano può mettere in atto nella sua esistenza.
Non ci si limita solo ai diritti, ma nel processo delle azioni sociali si deve soprattutto invitare e pretendere anche i doveri morali, che devono forzatamente prendere coscienza in ogni individuo che intende vivere in un regime democratico.
Se De Bortoli in quanto rappresentante della Vidas, l'associazione che si occupa di assistenza sociale e psicologica di aiuto ai malati terminali, immagina un lento progressivo miglioramento sociale, Magris invece richiama gli esempi dimenticati nella storia di uomini che hanno saputo resistere alla tortura, alle imposizioni delle ideologie come il fascismo, alla violenza sia fisica che psicologica con semplici gesti di rifiuto nel denunciare i partigiani, o come l'avvocato Cornelio Brosio, che nel 1944, non ha voluto chiedere la grazia, per la sua condanna a morte per attività antifascista.
La paura si affronta pertanto con il coraggio intriso soprattutto di umiltà e di dovere morale di agire, di compiere quei piccoli gesti quotidiani di impegno e rispetto verso gli altri. Questo è il vero coraggio che serve per affrontare questo tempo difficile, in cui non è sufficiente campare diritti per smarcarsi dalla colpa di vivere, ma soprattutto nell'accettare la sfida di agire, di compiere quei gesti che si siamo dimenticati, che la cultura del proprio individualismo ci ha fatto mettere da parte. E questo vale anche per l'altro, vale per tutti: soccorritore e soccorso.
La paura dell'altro uomo, la paura per la violenza che può colpirci, si vince agendo, mostrando quel coraggio di rispettare i doveri che la vita umana ci impone tutti i giorni. E questo vale per ogni essere umano che intende vivere in una società democratica dove non vi sono diritti senza il dovere di esprimere anche il proprio impegno a convivere con gli altro.
Dietro il coraggio invocato da De Bortoli e Magris per affrontare la paura dell'altro alla fine non v'è quel ricorso alla solidarietà a senso unico in cui ogni individuo si smarca dall'altro ma invoca il senso di responsabilità e di dovere di tutti gli esseri umani di fronte alla verità esistenziale che ci unisce. Un tema che deve risvegliare in tutti una maggior presa di coscienza su ogni singolo percorso personale e individuale.