Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Ven04262019

Last update09:38:01 PM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Il Blog di Marco Zulberti

Armonizzare i salari per aumentare consumi e occupazione

salari-medi-Ue
La crisi non sembra finire e su più fronti si cominciano a leggere i dati in modo più completo e intelligente collegando il dato della disoccupazione al calo dei consumi e alla distribuzione dei salari e la tassazione dei capitali. Si comprende che i consumi crollano perché la massa dei lavoratori vede il salario e i pensionati con la pensione minima perdere il potere di acquisto a causa di una tassazione troppo alta, di tariffe dei servizi troppo alte. In questo vortice negativo di causa effetto meno lavoro, il prodotto interno lordo è a livelli troppo bassi frenando la crescita della stessa massa monetaria e del risparmio. In tutto questo si introduce il peso del debito pubblico e della massa di interessi di 80 mld che tutti gli anni gli italiani pagano a quanti posseggono i Btp, che invece vedono rafforzarsi il loro patrimonio. La distribuzione del salario tra tutti questi è il principale. Ce lo ha insegnato Modiglioni che un ricco consuma molto spesso come un povero e le ricchezze accumulate in pochi patrimoni non favoriscono i consumi e l'occupazione. Quando agli inizi degli anni 80 tutti prendevano una media di 1000 euro v'era espansione. Oggi che il divario tra i salari dei dirigenti e quelli degli ultimi braccianti ha raggiunto livello medioevali, questo problema di manifesta in tutta la sua evidenza.
E' un gatto che si mangia la coda, un circolo complesso anche da descrivere ma di cui si deve prendere coscienza per interromperlo in tempi rapidi con decisioni che attendono da tempo di essere attuate ma che vanno prese tutte insieme. Non è questo il tempo delle formule facili o degli slogan, su questo o quel balzello, che hanno rovinato il ventennio appena trascorso, ma quello di rendersi conto che pilotare l'economia è come pilotare un grande aereo che prima di decollare deve predisporre sul suo grande pannello molte leve. Quali leve tirare? Come operare con i freni della tassazione delle tariffe? Come iniettare il carburante gli investimenti? Verso quale settore produttivo primario, puntare la rotta?
E questa visione specialistica la hanno in pochi, direi in pochissimi, visione a cui i politici, dopo la fase tecnica di Monti, non hanno nessuna intenzione di concedere ascolto continuando a circondarsi di esperti che durano una stagione perché poi deteriorano il loro bacino elettorale. Ma non è la loro rieleggibilità l'emergenza da attuare in questa crisi terribile ma prendere decisioni che sicuramente gli faranno perdere il posto come successo a Monti. Si deve sacrificare il personalismo di breve per il bene collettivo di domani. Chi ha il coraggio di perseguire questa visione sapendo che non sarà eletto perché ha tagliato i privilegi, tassato le rendite passive, armonizzato gli stipendi e le pensioni ad un livello medio che tutti possano ritornare a consumare favorendo la ripresa? Che combatte gli sprechi e il parassitismo premiando invece gli attivi, ma non con i bonus, come indicherebbe il socialismo utilitarista, elaborato nell'ultimo ventennio?
Qui viene buona la parabola evangelica degli operai della vigna che alla fine della giornata prendono tutti un soldo senza valutare il tempo lavorato. Gli operai avevano mugugnato ma è un esempio di giustizia distributiva che va assolutamente riconsiderato.
Prendiamo la questione del NOT la cui spesa è valutata per 1.7 mld di euro. Questi sembrano investimenti che favoriscono l'occupazione. Ma non è vero. Perché alcune quote consistenti di questa spesa andranno a imprese esterne che appalteranno singole commesse a squadre ancora più esterne. Una quota consistente andrà ai pochi manager e i lavori condotti con il minimo impegno del personale per massificare il profitto. Risultato se quel 1.7 mld fosse invece impiegato per assumere 10000 giovani a 1000 euro per un anno, che indotto produrrebbe sull'economia trentina e sui consumi? Come avvenne con i grandi lavori idroelettrici negli anni cinquanta che impiegando migliaia di trentini scomparve l'emigrazione endemica secolare.
E' un ragionamento estremo ma anche un invito a prendere coscienza che se non si comprende la crisi è dovuta a questi enormi squilibri nella distribuzione dei salari, e che da loro dipendono consumi e nuova occupazione dalla crisi medioevale in cui ci troviamo non si esce. E' vero ci sono molti ricchi nella nostra terra, ma è proprio questo squilibrio a far percepire questo come sufficiente a non cambiare.