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Il Blog di Marco Zulberti

Assetti valutari in radicale trasformazione. Dal Blog di Marco Zulberti

Mercati valutari
Il discesa dell'Euro ai minimi di 1.115 nella seduta del 23 gennaio oltre che ad essere vista da una parte degli economisti e dalle società impegnate sul fronte dell'export europeo e italiano, accende una luce rossa sui quadri egli operatori in valuta, soprattutto dopo che il Dollar Index, l'indice del dollaro americano contro le valute più importanti come Franco Svizzero, Sterlina inglese, Yen giapponese e naturalmente Euro, ha toccato i suoi massimi a 95.48 livello che non segnava dal 17 settembre 2003, ben 12 anni fa. Il record della valuta americana si è registrato sulla scia della votazione favorevole al programma di riacquisto di titoli di stato da parte della Banca centrale europea e nonostante la decisione di togliere il cambio fisso con Euro da parte della Banca Nazionale Svizzera, fatto che il 15 gennaio ha fatto indebolire il dollaro da sopra la parità ad un minimo di 0.73 imponendo prospettive negative su questo cambio per tutto il 2015.
Ed è proprio partendo da questo shock provocato dalle decisioni sul franco svizzero con la decisione di applicare un rendimento negativo sui depositi che i mercati valutari e azionari sembrano aver subito una sorta di progressiva trasformazione del quadro valutario ed economico che li ha retti in questi anni di crisi.
Anche contro il cambio giapponese infatti il dollaro ha mostrato per la prima volta, dopo due anni di rialzi a doppia cifra (+51%) dai livelli di 77 agli attuali di 117, una indecisione che premette ad un rallentamento della corsa della valuta americana, e forse anche ad un cambio della politica monetaria giapponese, che nonostante le iniezioni di liquidità, non mostra ancora particolari tassi di crescita economica nonostante il rapporto deficit/pil abbia sfondato il muro del 200%.
Se appare ancora tecnicamente prematuro pensare oggi ad un rintracciamento del dollaro le quotazioni raggiunte dalla valuta americana contro quelle delle economie più industrializzate, contemporaneamente alle varie decisioni delle banche centrali, compresa quella della Federal Reserve americana, che invece ha esaurito il piano d'intervento sui titoli di stato, è corretto osservare ai prossimi mesi del 2015 come ad un anno di forti cambiamenti sul fronte valutario e di conseguenza anche dei mercati azionari che puntualmente correggono i loro valori in modo inversamente proporzionale alla forza della valuta.
L'invito a riflettere su queste correlazioni scaturisce principalmente dal forte arretramento registrato dal mercato azionario svizzero e osservato in particolare sul settore bancario, in concomitanza con la rivalutazione della valuta elvetica. La forte dinamica registrata sui prezzi e sulle quotazioni svizzere appare introdurre ad un drastico cambio di scenario e di politica monetaria che va nella direzione opposta a quella della leva monetaria adottata da tutte le banche centrali, compresa l'ultima decisa, ma non ancora applicata dalla Bce.
La soluzione svizzera alla crisi per quanto criticata, appare invece ispirarsi alla teoria valutaria classica, basata sul taglio dei debiti e la sostenibilità dei conti economici, a costo di sacrificare per un periodo occupazione e esportazioni, convinti probabilmente dalla storia che rimanere "gnomi" e legati al risparmio soddisfi la crescita che l'allungamento all'infinito di debiti e problemi.