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Il Blog di Marco Zulberti

Breaking news e bad news. La lezione di Amartya Sen a Trento nel 2011. dal Blog di Marco Zulberti

Amartya Sen Sociale 2

Sorge finalmente il tema della fondatezza delle notizie diffuse dall'informazione ufficiale e dell'effettivo valore di quelle che poi si diffondono nell'utilizzo dei social web. L'effetto imitativo che queste producono nei comportamenti di massa sta infatti condizionando le opinioni della gente come mai registrato nella storia. Scrivo finalmente perché utilizzando e vivendo da decenni nel campo dell'analisi e dell'informazione finanziaria, dove regnano le breaking news solo per attirare l'attenzione della massa per poi magri trasmettere uno spot pubblicitario, sono da anni impegnato nel pensare ad una corretta informazione che deve forzatamente appoggiarsi sui dati, sui numeri dei bilanci, e non sulle opinioni, anche se espresse ad alto livello.
Il problema pertanto non riguarda solo i social media sul web, o l'informazione giornalistica, ma le stesse agenzie informative internazionali tra cui quelle finanziarie al punto che le autorità cinesi censurano i flussi informativi delle agenzie internazionali che alimentano solo il caos. Il panico che ha travolto il mondo finanziario dopo il fallimento della Lehman Brothers ha fatto più danni dello stesso buco creato dalla banca americana. Ma anche il rassicurare sullo stato positivo di un'economia, quando poi questa non cresce, non favorisce lo sviluppo dei popoli.
Avevo sollevato questo problema in occasione della visita del premio Nobel Amartya Sen a Trento al Festival dell'economia del 2011, quando al Teatro Sociale gli avevo chiesto direttamente di come era possibile superare questo problema. L'economista indiano che aveva impostato un nuovo indice di benessere, l'Human Development Index, dove aveva notato che il benessere e la crescita economica delle nazione è direttamente proporzionato alla libertà d'informazione, mi rispose pubblicamente davanti alla platea gremita del Teatro Sociale, dicendomi "good question" ma le cattive notizie, le bufale e l'emotività creata da queste non si combattono con la censura, ma ancora con più libertà d'informazione. Solo aprendo le porte ad giornalismo sempre più svincolato dalla politica, che basa le proprie analisi di ricerche e dati oggettivi, può innescare un processo di "verità" che altrimenti la "vox populi" può confondere e alimentare all'incontrario. Per cui Amartya Sen, il cui intervento si può osservare e ascoltare ancora oggi sul sito del Festival, conferma come la censura sia un atto che va contro la freccia della storia. Nessuna commissione o comitato potranno mai essere così preparati e illuminati da poter comprendere quello che è comunicabile e quello che non lo è come nelle dittature. La crescita economica e di conseguenza intellettuale di un paese è determinato dalla massima libertà informativa dove le voci più documentate possono esprimersi. Affidare la censura alle commissioni elette dall'apparato politico o accademico vuol dire tornare ad un nuovo medioevo e a un nuovo oscurantismo. Certo nello stesso momento che si sceglie di non censurare si deve anche accelerare sul piano informativo aprendo le pagine dei giornali, e i programmi informativi, non solo alle personalità contro corrente e scomode ma anche ai dati effettivi di una crisi economica o sanitaria. Ricordiamo quanto la tv degli anni sessanta avesse censurato personaggi come Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Enzo Tortora, limitando il dibattito al punto da poi registrare le tensioni sociali degli anni di piombo. Una situazione soffocata socialmente poi esplode comunque. Ricordiamo l'episodio dei Gracchi o di Spartaco nell'Antica Roma.
Nel caso delle epidemie sanitarie l'informazione non deve seguire certo il modello di quella finanziaria con le breaking news, dove un caso, sembra alimentare una crisi a catena. Ed è proprio questo il mondo che va smascherato, quello che ha trasformato una singola notizia in un effetto valanga di tipo commerciale. Questo effetto valanga, frutto tipico dell'informazione commerciale, oggi è paradossalmente quello che viene adottato anche per le notizie più serie come quelle sanitarie o riguardanti la paura del terrorismo e degli emigranti. Ma non sarà sicuramente la censura come nelle dittature asiatiche a risolvere questi problemi, ma come ci ricordava Amartya Sen, a aumentare ancora di più la libertà informativa. Non saranno i "natural spirits" a risolvere i problemi delle nazioni, ma il riportare agli occhi di tutti, grazie alla massima liberà d'informazione, l'evidenza oggettiva del stato economico e sociale dei popoli.