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Il Blog di Marco Zulberti

L'Europa e l'Italia ripiombano nella crisi. Dal blog di Marco Zulberti

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Il crollo dei mercati azionari europei registrato nel mese di gennaio, e più in particolare del settore bancario europeo, impone alcuni dolorosi quanto inattesi cambi di prospettiva. Quello che fino a scorsa settimana appariva uno storno, seppur molto violento, all'interno di un trend di lungo ancora positivo, i recenti crolli hanno riportato i mercati, soprattutto il settore bancario in una situazione molto simile a quella della primavera del 2008, quando vi fu il crollo di Socgen, con la perdita di 5 mld nelle posizioni speculative aperte sui mercati. Questo riporta il paese in una situazione in cui i dati dei consumi e della ripresa sono destinati a ritornare negativi e quindi a rinviare quel risanamento del debito pubblico, che rimane la principale priorità del nostro paese.
Lo testimonia l'improvviso allargamento dello spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi risalito a 150 punti, e il rialzo del Bund e dell'oro schizzato a 190 dollari, da sempre i totem insieme al franco svizzero della sfiducia dei mercati verso il ciclo economico. Il settore bancario europeo appare l'epicentro di questa crisi, da cui ora non si uscirà con un semplice, per quanto augurabile recupero o rimbalzo tecnico.

Il raggiungimento di livelli intorno ai 313 punti di Stoxx 600 e di 16500 di Ftse Mib se da una parte può rappresentare la fine delle operazioni speculative al ribasso, dall'altra impone alla politica italiana e ai governi europei una serie di riflessioni sulla necessaria e urgente ristrutturazione del settore attraverso interventi sistemici come il Tarp, pena la fine dell'esperienza europea, ridotta ad uno stato di crisi perenne.
Come mai quest'improvvisa situazione? E' indubbio che più fattori sottovalutati nella loro portata dall'analisi macroeconomica, abbiamo condotto in questa situazione a partire dalle sanzioni alla Russia, a multipli economici d'origine inflattiva come il prezzo degli immobili sgonfiati dal crollo del prezzo delle materie prime e del petrolio, dalla crisi nordafricana e dallo stesso terrorismo.
Siamo in tempi di guerra intorno al continente europeo. La politica europea del nord deve risvegliarsi e pensare a piani d'intervento di conseguenza di "guerra" e non affidarsi alle regole di mercato, come la disgraziata norma del "bail-in", introdotta nel momento in cui invece andava fatto un piano di riacquisto delle obbligazioni bancarie stile Trouble Asset.
L'impressione sul fronte della politica è che ci sia fidati troppo della sola fiducia e dell'azione d'iniezione di liquidità da parte della Banca centrale europea, in un sistema che aveva ancora troppi buchi nei bilanci dei paesi europei più indebitati. In particolare colpisce il crollo del settore italiano. L'Italia nella primavera del 2014 appariva in forte ripresa e pronta a riagganciare il treno dei paesi più forti. Molte operazioni di risanamento degli istituti bancari italiani erano andate in porto positivamente. E' indubbio che il governo abbia fallito molte azioni nel campo della tassazione degli investimenti e nell'erogazione di bonus a debito, che hanno appesantito e rallentato una situazione in cui l'economia italiana stava accelerando. E tutto questo sotto la benedizione di molti macroeconomisti e dubbi consigli di finanzieri che hanno una visione del sistema finanziario esclusivamente virtuale.
In soli due anni sono stati dilapidati gli anni di sacrifici e incubi attraversati dal sistema tra il 2010 e il 2013. E la vittima sarà la popolazione italiana che senza interventi sistematici sul piano d'accordi europei sul salvataggio e ristrutturazione del sistema bancario, è destinata ad entrare nell'incubo che sta vivendo la popolazione greca dal 2010.