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Il Blog di Marco Zulberti

Autonomia fiscale: un passo decisivo. Dal Blog di Marco Zulberti

DELLAI
L'analisi del voto referendario del prof. Mauro Marcantoni comparsa giovedì 5 gennaio sul "Trentino" e il contemporaneo annuncio da parte di Lorenzo Dellai, presidente della commissione dei 12, dell'accordo con lo Stato per la delega alle due province di Trento e Bolzano nell'amministrazione della Giustizia, riportano alle attenzioni della pubblica opinione trentina il tema dell'autonomia. La lettura del voto sul referendum che ha condotto 60.000 trentini in più alle urne, forse non coglie quanto il messaggio sulla difesa dell'autonomia, in un referendum che invece aumentava il centralismo, fosse contraddittorio e quindi difficile da capire e accettare. La preziosa divergenza rilevata dall'analisi di Marcantoni tra i risultati trentini e quelli altoatesini, non è però completamente identificabile con la formazione di un voto di protesta attribuibile al movimento M5. Non ho elementi oggettivi per smentire la tesi di Marcantoni ma l'aver diffusamente dibattuto sul tema nel territorio trentino mi suggerisce una lettura più articolata del voto referendario tenendo presente come il suo contenuto riportasse per le regioni a statuto ordinario le competenze a un nuovo centralismo. Tema che oggi sembra essere dimenticato. Se togliamo gli occhiali della spartizione del voto per partiti e coalizioni, il risultato nazionale ci indica come la popolazione ha di fatto bocciato il centralismo. Il messaggio referendario trasferito nella nostra autonomia, e calato tra la popolazione delle nostre valli più remote, per quanto spiegato e illustrato come favorevole al rafforzamento dell'autonomia, non è stato compreso ed è stato per questo bocciato. Anche il Trentino si è allineato al resto d'Italia. La situazione paradossale è stato invece il voto alto atesino: la provincia più autonoma d'Italia si è espressa per il ritorno al centralismo per le altre. Siamo sicuri che il voto trentino per il No fosse solo un voto di protesta? Da noi movimenti come Forza Italia, la Lega, e nel passato i partiti di estrema sinistra, non hanno mai conquistato la popolazione. E il movimento cinque stelle fino ad ora non ha ancora sfondato in Trentino. Il No si deve ad altre ragioni, tra le quali l'emersione di quella sorta di profondo "grund" conservatore che da sempre caratterizza il voto trentino, graniticamente fermo tra i poli della vecchia democrazia cristiana, degli autonomisti e dei socialisti. Quello che i trentini avevano respirato durante la campagna referendaria dalle altre regioni, era il pericolo di un ritorno al centralismo. Ha votato No quella parte della popolazione che ancora crede nell'Autonomia e non comprendeva le rassicurazioni dei partiti. Per questo penso che la popolazione trentina si è trovata frantumata nei due schieramenti. Non si è spaccato solo il PD, che a livello nazionale è rimasto il più compatto, ma anche gli altri partiti al punto che ci sono stati autonomisti a favore e autonomisti contro elettori di destra hanno votato a favore, e altri contro. Per questo gli schieramenti fotografati da Marcantoni, per quanto molto simili ai risultati delle provinciali del 2013, sembrano dimenticarsi dello storico animo conservatore dei trentini. Non era un No di protesta ma un no al centralismo. Era un sì della pianura contro la pianura.
E qui compare improvvisamente l'intervento di Dellai, che nello spaesamento generale di queste settimane, coglie la palla al balzo e riavvia il processo dell'autonomia con l'annuncio sulla delega alla Giustizia e la richiesta forte anche della delega fiscale. Un tema fondamentale per l'economia della montagna che non ha le possibilità di competere con le economie di scala della pianura. Perché sono deserti oggi gli Appennini o le Alpi Liguri e Piemontesi? E' sul piano fiscale che la politica trentina può tornare a intercettare quel "grund" conservatore che crede ad oltranza nella secolare autonomia della montagna e che nel referendum aveva perso il collegamento. La delega fiscale, a cui ha accennato Dellai come nuovo obiettivo, rappresenta veramente una svolta verso un'autonomia piena in cui la montagna può riprendere a crescere, in modo analogo a quanto sta avvenendo in Svizzera, e nella vicine Austria e Baviera.