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Il Blog di Marco Zulberti

Referendum e rivoluzione. Un nuovo '48 alle porte?. Dal blog di Marco Zulberti

Europa polis

L'approssimarsi del referendum inglese sull'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea avviene in un momento di forti tensioni geopolitiche in cui più modelli economici e paradigmi sociali stanno andando in crisi. Il drammatico episodio che ha colpito la deputata laburista Jo Cox, uccisa da un sostenitore della "Britain first", svela l'esistenza di tensioni sociali crescenti sotterranee e diffuse che non trovano, rappresentanza e voce, nella classe politica, ormai completamente disarticolata dalla massa.
La leggerezza e la miopia con cui il governo inglese di David Cameroun aveva proposto il referendum sull'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea, che avrà sicuramente influenze sulla storia, costringe a sollevare alcuni quesiti fondamentali. I popoli europei già, spaventati dalla crisi economica, dal terrorismo islamico e dall'emigrazione, stanno infatti vivendo queste ore che ci portano a questo drammatico appuntamento coperti da un velo d'incertezza colpiti anche dal maglio della speculazione finanziaria che sulla scia degli exit poll, nel giro di poche sedute, ha imposto una perdita ai mercati europei una capitalizzazione di 300 miliardi di euro.
E possibile evitare questo tragico domino che sta travolgendo i popoli e imposta da una classe politica incapace di governare istituzioni e trasformazioni economiche sempre più complesse, e preoccupate solo dal mantenere gli scranni nei parlamenti?
Mentre il processo d'ingresso di una nazione nell'Unione Europea è lungo e articolato, la sua uscita non può essere limitata ad un referendum indetto da un giovane politico, molto spesso, preoccupato solo della propria immagine.
L'assenza di norme articolate che regolino l'uscita delle nazioni dall'Unione Europea rispetto alla semplicità brutalità di un referendum, favorisce il populismo che finisce con il dare voce alle componenti più radicali e reazionarie, invece che rappresentare la volontà popolare.
Il dramma del disfacimento della Jugoslavia caratterizzato da quasi quindi anni di guerre balcaniche non ancora sedate era iniziato con i vari referendum per l'autodeterminazione dei popoli, era stato originato da classi politiche localistiche che ragionavano con un ottica ottocentesca e pseudo nazionalistica.
Ecco perché il dramma del morte della giovane laburista Jo Cox, ci deve far pensare sul corto circuito che oggi la politica, e la classe dei burocrati di Bruxelles, provoca sulla vita e l'economia dei popoli che animano l'Europa.
L'incertezza introdotta dalla Brexit è solo l'ultima di molte altre incertezze che hanno già influito in modo drammatico sui popoli europei come i timori per la Grexit dovuta al debito greco, il rispetto del trattato di Shenghen con il controllo sui flussi migratori interni ed esterni, il "fiscal compact" che impone regole fiscali che tolgono reddito alla popolazione ma non alla classe dei burocrati e dei politici.
Governare un'istituzione articolata tra lingue e tradizioni diverse, se da una parte si confronta con il modello federale, e vincente, degli Stati Uniti e con quello fallito dell'Unione Sovietica, dall'altra ci racconta una storia secolare di unità dei popoli europei prima sotto l'impero romano e carolingio che si è prolungato in quello asburgico fino al 1918.
V'è una sorta d'incapacità del modello democratico nel governare centralmente un sistema così complesso? Probabilmente sì. La pretesa di emanare normative economiche e fiscali a Bruxelles che si calino sia al centro delle metropoli che nelle sperdute isole della Grecia è un errore che va necessariamente indicato. E i popoli amministrati dalle classi politiche meno efficienti e responsabili, sono quelli che soffrono maggiormente e che sviluppano leader e movimenti anti europeisti.
Le tensioni che vediamo emergere con questo assurdo drammatico referendum su Brexit, non sono che una continuazione di quelle rivolte già osservate in alcune regioni europee che reagivano ai flussi migratori o alle riforme economiche.
La classe politica europea per evitare che i popoli si rivoltino in una sorta di nuovo '48, deve necessariamente prendere coscienza di questi meccanismi dove una norma presa a Bruxelles può avere conseguenze drammatica nella vita dei popoli più lontani, rispettando quel principio della "social responsability", che proprio la cultura inglese aveva insegnato a tutta Europa.