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Il Blog di Marco Zulberti

Vendita da parte di Enel Produzione alla Macquarie, il Trentino chiamato alla svolta nel settore dell'energia idroelettrica

centrale idroelettrica cimego2015b 

La notizia della vendita da parte di Enel Produzione alla Macquarie, colosso australiano di Private Equity, della sua partecipazione pari al 49% di Hydro Dolomiti per 335 milioni, rappresenta una svolta storica che va necessariamente analizzata nella sua portata complessiva sull'economia trentina. La Provincia di Trento attraverso Dolomiti Energia controlla ben il 51% di Hydro Dolomiti per questo l'eventuale vendita da parte di Enel impone una seria valutazione su questo settore, centrale per la ripresa della nostra regione nel primo dopoguerra e che oggi produce, con le sue 26 centrali idroelettriche, 4,2 Terawattora (TWH), che valgono 247 milioni di euro di fatturato, pari quasi al due per cento dell'intera economia trentina. L'operazione impone alla Provincia la valutazione se intervenire esercitando il diritto di prelazioni, che vorrebbe dire incrementare di altri 335 milioni di Euro, il bilancio provinciale, oppure di avere come partner un fondo finanziario internazionale che alle sue dipendenze ha schiere di analisti che confrontano l'efficienza di Hydro Dolomiti con quelle operanti a livello dell'economia globale. Se dal punto di vista finanziario, l'importo non rappresenta una somma impossibile, visto che solo la spesa per il Not vale 1,7 Mld, si deve valutare se l'attuale produzione può essere rafforzata e resa più efficiente, riducendo i costi e calibrando gli investimenti in modo meno dispendioso di quello attuale, e ripagare un piano di finanziamento ventennale, in modo da rendere la Provincia Autonoma di Trento rispetto al consumo di energia. Sarebbe un progetto fondamentale per la nostra terra, ma si deve averne una capacità di gestione e visione del futuro economico nel campo energetico e dei trasporti più orientati all'energia elettrica e non a quella dei combustili. Governare l'energia idroelettrica di una regione montuosa come la nostra vuol dire alimentare non solo le industrie e gli impianti funiviari sciistici e turistici, ma anche linee di trasporto locale cittadino su tram e ferroviario, esattamente come in Svizzera.

Ma perché Enel è disposta a cedere questa quota strategica in una società forte con il costo di produzione del kilowattora dell'energia idroelettrica che è un quarto di quello prodotto con le centrale termiche alimentate a petrolio e a combustibili fossili? Sicuramente il crollo dei prezzi delle materie prime e del petrolio oggi a 40 dollari rende oggi la produzione termoelettrica dell'energia molto meno costosa rispetto al passato e quindi più vicina a quella idroelettrica che invece ha visto aumentare i costi della gestione.

Sicuramente il mondo della produzione energetica sta subendo una trasformazione epocale su più fronti: dal calo dei consumi pro capite dai 5084 Kw 4983 Kw dovuto a fattori come l'introduzione di nuove tecnologie sia ne campo degli elettrodomestici che dei corpi illuminanti, a quello della crescita esponenziale della produzione di energia da fonti rinnovabili, salita dal 13% del 2003 agli attuali 33%, un terzo delle produzione complessiva. E' un dato che incide fortemente sul calo dei fatturati delle tradizionali aziende produttrici di energia elettrica comprese quelle idroelettriche, nonostante il loro basso costo di produzione.

Quello che per decenni è stata sbandierato come un settore strategico e cruciale si rivela oggi meno importante per le economie di scala che per quelle locali soprattutto in quelle regioni come la nostra che sono tra i principali consumatori di energia ma che nello stesso tempo la produce in casa con bassi costi di trasporto.

Anche il basso livello dei tassi d'interesse agevolerebbe un'operazione d'investimento finanziario di questo tipo valutando l'attuale del fatturato del consumo locale. Ma la produzione di energia elettrica dal 2006 è separata dal mercato elettrico che impone vincoli e normative complesse non sempre superabili con i concetti classici della domanda e dell'offerta, al punto che nonostante la crisi il previsto ribasso delle tariffe elettriche non è avvenuto.

Il governo della Provincia di Trento è chiamato quindi ad una profonda rapida analisi di questo settore strategico, di fronte all'alternativa di trovarsi come socio un fondo internazionale come Macquarie, che non concede molto alla fantasia della politica ma impone la dura legge del conto economico, molto meno accondiscendente di quello che può essere stata fino a ieri la gestione di Hydro Dolomiti con Enel. E' pronta la Provincia ad assumersi un ruolo di governo di questo tipo mostrando competenze da stato federale e nello stesso tempo efficienze di gestione e visione da società che crea utili e bassi costi dell'energia al suo territorio?

Un tema importante e complesso a cui è chiamato oggi il governo provinciale per mostrare effettivamente quelle capacità di autonomia matura e consapevole che non fanno più leva sulla spesa pubblica o sulla tassazione ma solo sulla efficienza interna.