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Il Blog di Marco Zulberti

Europa: il decennio perduto. I mercati finanziari non raccontano la realtà

bandiera-europeaL'improvvisa svalutazione della valuta cinese da parte della Bank of China ha strappato il velo che separa lo stato dei mercati finanziari da quello della realtà economica. Se durante i primi sei mesi del 2015 gli indici azionari come l'S&P 500 americano e il Dax Gen di Francoforte segnavano i loro record assoluti di sempre, alimentando l'idea di una ripresa che sarebbe continuata con il rialzo dei tassi, il resto delle economie rallentava considerevolmente la loro espansione iniziando a fornire dati sempre più deboli a partire proprio dall'economia europea ancora caratterizzata dalla crisi finanziaria della Grecia. Ed è questa improvvisa nuova esplosione della crisi a cui hanno reagito con un crollo i mercati finanziari e gli indici delle borse mondiali che improvvisamente svela la fragilità di una crescita economica che non riesce a conquistare la fiducia dei capitali sempre alla ricerca del rendimento e della speculazione e non dell'investimento nel lungo periodo. Come segnalava nel suo recente articolo Federico Fubini sul Corriere della Sera, Tutti i perché di un tracollo è dalla crisi del 2007 che non passa estate senza che esplodano ripetitive e intense situazioni di crisi, mercati azionari che come la tela di penelope recuperano per una semestre e poi sistematicamente ricrollano incamerando quel profitto finanziario che invece servirebbe come atto di fiducia alle singole economie. Principali vittime di questo movimento di continua oscillazione dei mercati azionari ala ricerca più della rendita che dell'investimento sono oltre agli investitori e alle singole economie, sono la classe dei politici e degli analisti finanziari, che continuano ad avere una fiducia eccessiva nell'andamento dei mercati finanziari, rispetto ai dati economici. Il rialzo dei mercati finanziari non è ormai più segno della ripresa economica e affidare al loro andamento la ripresa di una economia senza prendere decisioni più drastiche si sta rivelando un grave errore alla base del decennio perduto che ormai si sta defilando nell'economia europea e in quella italiana. Affidare la ripresa economica più ai "natural spirits", ai movimenti dei capitali finanziari speculativi, che come dei raider si spostano da una valuta all'altra, da un mercato all'altro sulla scia di un algoritmo matematico, vuol dire affidare interi asset produttivi, commerciali, finanziari e previdenziali di un popolo alla speculazione e non ad un progetto di crescita economica sostenibile nel tempo. Questa grave deficienza nella sopravalutazione dei mercati finanziari e nel loro gettito fiscale rispetto all'economia reale è alla base delle continue fragili decisioni prese da fondamentali istituzioni come l'Ocse, il Fondo Monetario Internazionale e la stessa Commissione Europea, che combattono gli effetti della crisi finanziaria ma non le cause profonde che giacciono nell'assenza di regole in cui sono lasciati liberi di fluttuare senza controllo i mercati finanziari e i capitali. Se i politici, gli economisti e gli analisti, riflettessero maggiormente sulla necessità che per uscire da una crisi si deve forzatamente passare un periodo "grigio" senza ogni volta staccare la spina degli investimenti, imponendo rigide regole ai mercati, cosa che fin dal medioevo ogni piccolo governatore di provincia aveva intuito quando emanava rigide regole e calendari di apertura e chiusura di fiere e mercati, forse questo "decennio perduto" acquisterebbe un senso per il futuro. Non è la prima volta che la politica e i suoi economisti in cattedra appaiono senza soluzioni e incapaci. E' successo in Giappone che dal 1989 ha lasciato per quasi dieci anni il suo sistema finanziario sull'orlo della bancarotta. Anche in Italia dopo i massimi segnati nel 1960 la crisi economica si prolungò fino al 1981. Nella classe dirigente del paese e dell'Europa è necessario ritorni una dose massiccia di realismo e smettere di avere "fiducia nella sola fiducia", sospendere la morbosa attenzione verso gli indici di borsa che non rispecchiano la realtà, e che si deve agire oltre che sulle riforme economiche anche sulle regole dei mercati che tengono sotto ostaggio il benessere dei popoli ormai stremati dalle incursioni della speculazione finanziaria nella loro vita. Abbiamo perso un decennio, L'Europa non se ne può permettere un altro.